domenica 1 settembre 2013

#larepubblica e il #partito di #destra

#partiti di # destra secondo #Scalfari e #larepubblica

Il nuovo partito di Scalfari

Dalla prima pagina de “la Repubblica”, Scalfari reclama “un nuovo partito per la destra italiana”. A Scalfari e tutti quelli che la pensano come lui, torna comodo lavarsi la coscienza autodistinguendosi e dividendo il mondo tra destra e sinistra. Un idealismo che contrappone diverse fazioni di borghesi (appunto destra e sinistra), nella spartizione della torta costituita dagli stessi interessi, fondati direttamente o indirettamente, sullo sfruttamento degli operai. Gli operai hanno abbandonato il metro dell’idealismo, per confrontarsi e muoversi sulla base delle rispettive posizioni e interessi sociali. Scalfari fa parte di quella “categoria” di persone che spera di vedere ancora contrapposizioni sociali mistificate da un idealismo, che nasconda e mistifichi i reali interessi che ne stanno alla base. Gli operai pensano e si muovono per un proprio partito, contro padroni e borghesi di destra e di sinistra, con i loro mistificatori di turno alla Scalfari.

#pendolari come #bancomat per i #comuni

#pendolari #aumenti #mezzipubblici

Aumentati dell’8% con la crisi, sono oggi 15 milioni i pendolari metropolitani in Italia.

Hanno abbandonato l’auto e ora si trovano a fare i conti con l’aumento dei biglietti che arriva anche a più 30% come a Vicenza. Un po’ meno a Torino, Firenze, Bologna, Napoli, Milano, Treviso. Non ne parlano tutti i giorni in tivù come l’Imu, la tassa strumentalizzata per una propaganda e contesa politica. Ma la rapina nelle nostre tasche non è meno pesante. Le tariffe di biglietti e abbonamenti si pagano tutto l’anno e gli aumenti pure. “Basta usare i cittadini come bancomat, quando i Comuni non sanno dove trovare i soldi”, denuncia Altroconsumo, l’associazione dei consumatori. Ma chi si fa carico di mettere in pratica questo “Basta”? Possiamo farlo noi pendolari metropolitani, organizzandoci.

A #Taranto 8.916 #malati di #cancro

#operai #Ilva #Taranto #malati #cancro

Peacelink, a Taranto 8.916 malati di cancro.

Sono 8.916. secondo fonte Asl, le persone che hanno l’esenzione dal ticket per malattie tumorali (contraddistinta dal ‘codice 048′) nella città di Taranto. Lo rende noto Peacelink, sottolineando che nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all’Ilva (Tamburi, Paolo VI, Citta’ vecchia e parte del Borgo), c’e’ un malato di cancro ogni 18 abitanti. ”Per la precisione – spiega in una nota il presidente dell’associazione ambientalista, Alessandro Marescotti – sono 4.328 malati su 78mila abitanti. Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore”. Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c’e’ ”un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della citta’ – aggiunge Marescotti – vi sono 4.588 malati di tumore su 120mila abitanti. Questa e’ la situazione attuale”. Peraltro, questi dati ”non possono calcolare tutti coloro che potrebbero avere un tumore latente o non diagnosticato. Il sindaco di Taranto, che e’ un medico – attacca l’esponente ambientalista – avrebbe potuto compiere questa ricerca. Perche’ non lo ha fatto?”. Peacelink rivolge un appello all’Ordine dei medici ”perche’ venga compiuto un opportuno approfondimento su questi dati in modo da individuare le categorie di persone più esposte. E’ venuto il momento – conclude Marescotti – di avere dati istantanei su tutte le malattie gravi, le diagnosi e i ricoveri. Disporre di un dato istantaneo e conoscerne la sua evoluzione temporale e’ un primo passo per compiere ulteriori indagini più affinate da un punto di vista epidemiologico”. Noi operai dell’ILVA continuiamo a lavorare con la morte sulle spalle per noi e i nostri figli L’assassino RIVA è libero e ammassa miliardi all’estero I sindacalisti continuano a prendere le mazzette Pd e Pdl continuano a essere finanziati da Riva Operai dell’ILVA quando ci ribelleremo?

Riceviamo e pubblichiamo #SNATER #Telecom #scorporare si o no?

#Telecom #scorporare #SNATER
Telecom Sparkle. Scorporare o non scorporare, questo è il problema...

Dopo una serie di rinvii Telecom Italia Sparkle ha deciso di dare seguito, a partire dal prossimo 1 settembre, alla cessione del settore di“Network Operations”verso Telecom Italia S.p.A. mentre l’analoga operazione di cessione di “IT Development and Operations”verso TI.IT S.r.l è stata temporaneamente sospesa. Ricordiamo che lo SNATER è sempre stato fortemente contrario a entrambe le cessioni di ramo e le nostre RSU ne hanno chiaramente argomentato le ragioni sia negli incontri con l’Azienda, sia nei comunicati sindacali. In estrema sintesi le operazioni di scorporo, utilizzando termini altisonanti come sinergie o razionalizzazione, hanno come unico obiettivo la riduzione dei costi del personale e impattano negativamente proprio su quell’efficienza tanto declamata dall’Azienda. Invitiamo tutti i lavoratori (sia di Network Operations che di Sparkle) a rimanere vigili e a segnalarci tutte le criticità lavorative che nei prossimi mesi saranno generate dalla cessione di un settore vitale come NO. Esprimiamo invece un “cauto ottimismo” per il rinvio dell’operazione di cessione dell’IT auspicando che l’Azienda rimandi questa nefasta iniziativa alle calende greche. Molti lavoratori ci hanno segnalato che prima dell’estate l’Azienda ha avviato un survey sul livello di gradimento degli utenti dei sistemi informativi di TIS. In particolare è stato intervistato un campione significativo di utenti per i nostri 6 principali sistemi informativi (4 dell’area BSS e 2 dell’area OSS). Si tratta di una iniziativa lodevole: riteniamo infatti che il modo migliore per valutare l’efficacia dei sistemi/processi sia quello di ascoltare il parere dei diretti utilizzatori. La pratica normalmente diffusa di valutare i sistemi passando attraverso la lunga scala gerarchica aziendale presenta lo svantaggio di dover sottostare al parere di un middle management poco motivato ad evidenziare eventuali problemi che magari egli stesso ha creato. Per quanto riguarda il survey dell’IT di Sparkle, in base ai primi risultati che cominciano a circolare, sappiamo che i “voti” più alti sono stati dati ai sistemi dell’area BSS mentre i sistemi dell’area OSS hanno riscontrato uno scarso livello di gradimento. In particolare il sistema BSS denominato Abacus si è classificato al primo posto e ha ottenuto ottime valutazioni su tutti gli indicatori (velocità di funzionamento – affidabilità - semplicità d’uso – completezza dei dati). Guarda caso Abacus è l’unico sistema totalmente progettato e sviluppato all’interno di Sparkle e più in genere i sistemi BSS sono quelli in cui l’Azienda ha privilegiato una politica di internalizzazione del personale, che ha garantito il mantenimento di un prezioso “know-how” interno. Viceversa i sistemi OSS sono proprio quelli in cui ormai da anni si è delegata la progettazione e lo sviluppo a ditte esterne, mentre il personale interno che se ne occupava è progressivamente diminuito ed è ormai ridotto ai minimi termini. Ricordiamo con l’occasione che nello sciopero dei NOC del 2011 i lavoratori avevano indicato tra le diverse motivazioni (in una mozione assembleare, sostenuta successivamente da SNATER), proprio “Sistemi di allarmistica non efficaci da lungo tempo” e “Strumenti OSS obsoleti e inadeguati al controllo e alle nuove lavorazioni”. Probabilmente le differenze di qualità tra i sistemi IT derivano anche dalle diverse capacità dei dirigenti/quadri che se ne sono occupati in questi anni ma i risultati del survey dimostrano in maniera lampante che mantenere il “know-how” all’interno porta solo dei vantaggi non solo per i lavoratori ma anche per la competitività dell’Azienda. In conclusione la scelta della cessione di Network Operations e di IT resta scellerata ed i tempi -che il management ha avuto per valutarne le conseguenze sono stati sicuramente troppo brevi, per cui invitiamo nuovamente l’Azienda ad agire con responsabilità e ripensarci presto, bene e definitivamente. Rsu Snater Sparkle

Le #banche #licenziano i propri #dipendenti

#banche #licenziamenti #crisi

Crisi, le banche perdono: pronti migliaia di licenziamenti.

I lavoratori del settore finanza in Europa, secondo gli ultimi dati Bce, sono calati di 40mila unita' di cui 7mila solo in Italia. Ma nel nostro paese il peggio deve ancora venire visto che, analizzando i piani industriali dei principali gruppi bancari e le stime dei sindacati, sono previste 19mila uscite nette nei prossimi anni sul totale di 330mila delle banche con mandato di rappresentanza Abi. In tutta Europa i lavoratori del comparto, secondo la Bce, sono scesi lo scorso anno da 3,088 milioni a 3,037 milioni. A pagare uno degli scotti piu' pesanti e' stata la Spagna, alle prese con una fortissima crisi del comparto bancario, che ha visto una perdita di 11mila lavoratori a 234mila unita' ma diverse migliaia di licenziamenti aggiuntivi stanno avvenendo in questi mesi per gli istituti nazionalizzati. Lieve calo per la Germania (da 663 a 659mila) e la Francia (421mila a 416mila), stabile il Regno Unito (454mila). Per l'Italia le prospettive non sono buone. Il perdurare della recessione, il sempre maggior ricorso all'online e anche alcune misure varate dalle banche per scoraggiare i servizi allo sportello hanno indotto gli istituti a includere nei piani industriali una riduzione consistente del costo del lavoro, giudicato da diversi analisti come una delle cause della minore competitivita' degli istituti italiani. Nel 2012 infatti su un totale di oltre 700 banche incluse nei diversi gruppi le filiali chiuse sono state circa 1.000 (da 33.500 a 32.500) e per il futuro l'andamento sembra andare nella stessa direzione. ''Ci vuole una regia per gestire la situazione - spiega Lando Sileoni, segretario del sindacato Fabi - permettendo alle banche la deducibilita' fiscale dei crediti inesigibili. Quindi occorre un tavolo in cui riunire sindacati, Abi e soggetti indipendenti per capire quale modello di banca vuole il paese. Solo cosi' potremmo garantire i lavoratori del settore''. La riduzione e' concentrata per circa i due terzi sulle banche di maggiori dimensioni, ma la tempesta che si e' abbattuta su molti istituti medi o regionali in questi ultimi mesi non lascia ben sperare. Il maggiore peso lo sosterranno i dipendenti Mps con 4.600 esuberi nel triennio. Per il 2013 sono previste 1.600 uscite tra pensionamenti ed esodi. Per IntesaSanpaolo l'accordo banca-sindacati che prevede la fusione per incorporazione di alcune banche prevede 600 uscite volontarie e incentivate entro il 2013 e 100 stabilizzazioni di precari. Alla Bpm fino al 2015 sono previste 800 uscite, al gruppo Ubi il piano industriale parla di 900 uscite volontarie e incentivate. Unicredit nel suo piano al 2015 ha previsto 800 pensionamenti volontari e incentivati mentre alla Bnl da adesso fino al 2015 il piano rileva ulteriori 450 uscite volontarie in piu' rispetto alle 1.100 gia' concordate nel piano 2012-2014. Quindi il Banco con 675 uscite volontarie ed incentivate e infine la Bper con 450 pensionamenti volontari entro il 2014. Intanto per gli istituti di credito si registra un boom di sofferenze: negli ultimi 12 mesi sono cresciute del 22% arrivando a sfiorare quota 138 miliardi di euro. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente e' quella delle imprese (94 miliardi). Le "rate non pagate" dalle famiglie valgono complessivamente poco meno di 30 miliardi mentre quelle delle imprese familiari 12miliardi. A 1,5 miliardi ammontano invece le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie.

#Berlusconi #remida #democristiani

#Berlusconi #remida #cassazione #democristiani

Berlusconi senza più vie d'uscita.

Quando una cosa può andare male, sicuramente andrà nel peggiore dei modi. La "legge di Murphy" si è impossessata ormai dell'ex re Mida della politica e dell'imprenditoria italiana. Dopo la sentenza deinitiva della Cassazione aveva tenuto una linea, diciamo così, di "riduzione del danno". Chiedere un salvacondotto a Napolitano, con l'avallo del Pd, mentre faceva vedere che se il governo per caso fosse caduto, sarebbe caduto su questioni che "interessano gli italiani". E quindi giù a testa bassa sull'Imu. Non ha fatto i conti con i democristiani (tanti, tra i suoi e tra gli "avversari"), che gli hanno agevolmente sfilato l'argomento Imu togliendolo per i prossimi quattro mesi e reintroducendolo sotto altro nome ("Taser", molto terroristico) da gennaio. Così il suo ben piccolo giochino retorico si è sgonfiato. La sortita di ieri («Sarebbe disdicevole se il Governo cadesse, ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un Governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica») è una confessione piena e non provocata: se decado cade il governo. Punto e basta. Scriviamo da tempo, ormai due anni, che Berlusconi è un uomo finito. Politicamente, almeno. Da quando è entrata in campo la Troika (agosto 2011) e poi il governo Monti, la sua "utilità marginale" per i poteri che contano si è ridotta a quasi zero. Un "babau" con cui spaventare gli elettori di sinistra (tramite Repubblica, il Manifesto e l'Unità), ma che non metterà mai più piede in un consesso internazionale. Quindi neppure in uno nazionale (il rapporto si è rovesciato: siamo governati da fuori). L'avvitamento nella sconfitta che da allora lo caratterizza è altamente patetico. Con le unghie, i denti e qualche pitonessa cerca di restare sulla zattera dei naufraghi della politica italiana. Ma ad ogni scossone, contrariamente a prima, scivola un po' più fuori. Farà casino, certamente, il giorno che la Giunta per le elezioni del Senato dovrà dichiararlo decaduto. Ma appare ormai certo che molti dei "suoi" non saranno disponibili a seguirlo nell'abisso. Alla Troika serve selezionare la "classe dirigente" del prossimo futuro. Esecutori fedeli, ciarlieri per abbindolare il pubblico, ma senza ambizioni personali che vadano oltre una poltrona e un lauto stipendio. "Manager" della politica, insomma, non "padroni", funzionari del potere non "famiglie" ereditarie. Come avviene del resto nell'imprenditoria capitalistica "normale", dove il "capitalismo familiare" - e le sue tare - sono stati superati già all'inizio del '900. E' un tramonto lungo, triste, sguaiato. Ma innocuo. Non facciamoci prendere per il culo, per favore...

#imu #tares #taser chi paga?

#imu #tares #taser #iopago

Imu, Tares e Taser. Che diavolo stanno combinando?

Ma come funzionerà adesso la tassazione sulla casa, dopo l'abolizione temporanea dell'Imu? Bella domanda. Se la stanno ponendo anche dentro il governo, perché ogni volta che qualcuno - Letta o Saccomanni, Fassina o un Pirimpelli qualsiasi - prova a dire come sarà, scopiia un casino e partono le smentite "tranquillizzanti". Noi avevamo denunciato tra i primi che il testo uscito dal consiglio dei ministri scaricava buona parte del carico della nuova "Taser" o "service tax" (mai chiamare le fregature con un nome comprensibile, pare la regola) sugli inquilini, anche delle case popolari. Immediatamente era arrivata la conferma da parte di alcune associazioni di inquilini e il ministro Zanonato aveva preso a giurare che no, ci eravamo tutti sbagliati. Sono seguite precisazioni, controdeduzioni, rinvii, smentite dei testi circolanti come "vecchi" (ma i nuovi dove sono?), arrabbiatutre dei berluscones che avevano gridato vittoria (ma Alfano, oltre a dichiarare su tutto, qualcosa di quello che firma lo legge anche?). Un papocchio, un pastrocchio, uno "gnommero". Insomma: non lo sa davvero nessuno. Se ne discuterà, si cercherà "la quadra", si farà flanella, si diranno cazzate a raffica e poi, in una notte buia e tempestosa, uscirà fuori un dispositivo che salvaguarderà per quel che è possibili i proprietari di "roba buona" e fregherà in misura variabile chi non ha quattro muri di sua proprietà. Siamo troppo cattivi, prevenuti, "comunisti ideologici"? E allora leggetevi l'articolo del Sole24Ore, che è l'organo di Confindustria e non sa più quali parole usare per "coprire" in qualche modo l'insipienza di governo nel governo.

"Pasticci e nodi veri di Fabrizio Forquet Un pasticciaccio. A due giorni dall'approvazione in Consiglio dei ministri il decreto sull'Imu torna ad essere un cantiere. Anzi uno "gnommero", un groviglio, per stare al romanzo di Gadda. La bufera politica sul ritorno della tassazione Irpef sulle seconde case sfitte non solo ha costretto Governo e maggioranza a una goffa retromarcia, ma ha di fatto smontato la copertura del decreto per il 2014. A farne le spese, così, sono state le imprese, che non solo continueranno a pagare l'Imu per intera (anzi da quest'anno maggiorata) ma che hanno visto anche saltare quella parziale deducibilità dell'imposta che era prevista nella versione del decreto approvata in Consiglio dei ministri. È vero che il Governo ieri ha assicurato di voler recuperare la norma in favore delle aziende già nei prossimi mesi, in parallelo alla legge di stabilità. Ma si tratta comunque di un nuovo rinvio, dopo quello con cui, all'inizio dell'estate, il Governo si impegnava a intervenire entro agosto. Il nuovo casus belli è esploso ieri mattina. L'innesco è stato tutto politico. Alla lettura delle critiche dei giornali sulla rinnovata tassazione sulle seconde case sfitte, infatti, qualcuno nella maggioranza (più dalle parti del Pdl) è stato preso da improvviso ripensamento. Il rischio di un autogol con l'elettorato è stato giudicato troppo alto, meglio non farne niente. Eppure la norma era da giorni nel testo del decreto. Era conosciuta da tutti (Il Sole 24 Ore ne parla almeno da martedì scorso) ed era stata approvata in Consiglio dei ministri mercoledì. C'è anche chi, dopo aver contribuito a scrivere, correggere, rivedere, limare il testo in decine di riunioni, ieri fingeva stupore e indignazione per la presenza di quell'articolo. Delle due l'una: o quella norma era davvero sfuggita - ma allora c'è molto da preoccuparsi sulla serietà con cui politici e tecnici di lungo corso seguono la stesura dei provvedimenti di legge - oppure siamo davanti all'ennesima ipocrita retromarcia dopo che si è stati presi con le mani nella marmellata e bacchettati dalla propria opinione pubblica. Di fatto a due giorni dall'approvazione del decreto in Consiglio il testo è tornato in alto mare. La norma sulla tassa sulle seconde case sfitte, infatti, non era un comma di dettaglio. Era una parte importante della copertura in vista del 2014, alla quale contribuiva per ben 1,6 miliardi. Saltata questa, è dovuta saltare anche la deducibilità per le imprese e l'Economia ha dovuto riaprire tutto il lavoro sulle coperture. Se ne riparlerà più avanti, con il provvedimento in arrivo a ottobre sulla service tax. Una tassa che a questo punto rischia sempre di più di diventare una supertassa, tale da far impallidire la stessa Imu che va a sostituire. Ciò che è peggio è che intanto si continua a rinviare la riflessione (e a questo punto anche il lavoro dei tecnici ministeriali che devono predisporre i testi) sui provvedimenti utili ad affrontare i nodi veri dell'economia, quelli del cuneo fiscale, della tassazione record su produzione e lavoro, della revisione della spesa, del rilancio degli investimenti, dell'acceso al credito". Il Sole 24 Ore ieri chiedeva un salto di qualità, per ora è arrivato un salto all'indietro.