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lunedì 2 settembre 2013

Tutti gli errori del capo della #FED...

Ben Bernanke: tutte le previsioni errate del capo della FED!

Il famosissimo sito di notizie Zerohedge.com noto per le news economiche e per la verve polemica con cui si scaglia contro gli errori compiuti dai vertici internazionali, ieri se l’è presa con ilgovernatore della FED Ben Bernanke elencando dichiarazioni e previsioni sbagliate rilasciate e attribuite al grande capo della Federal Reserve.Se fosse per i repubblicani, che lo considerano il fautore e il promotore dell’attuale disastro, sarebbe già a casa, ma Obama ha fiducia in lui e una volta riconfermato alla Presidenza, ha deciso di lasciarlo al suo posto. Vediamo quindi, i clamorosi sbagli di cui è stato protagonista Bernanke negli ultimi anni. Gli errori di Bernanke Era il 2005 e in un’intervista alla Cnbc, canale televisivo che trasmette notizie economiche h24, l’attuale governatore della FED negava qualsiasi possibilità che si verificasse una bolla immobiliare. Secondo lui i prezzi delle case statunitensi stavano attraversando solo una fase di rallentamento. Nessuna bolla e nessuna crisi. Tesi sostenuta e ribadita anche due mesi e due anni dopo, il 28 marzo 2007, davanti al Congresso. Era la vigilia della crisi che pochi mesi dopo avrebbe messo gli Stati Uniti in ginocchio e Bernanke rassicurava tutti, sostenendo che la crescita dei prezzi non era preoccupante e nemmeno i rischi. Il mercato dei mutui, a detta sua, mostrava una buona performance. Ma la frase più clamorosa è forse quella pronunciata il 10 gennaio 2008: “la Federal Reserve non prevede alcuna recessione“. E ancora il 27 febbraio, dopo le prime avvisaglie di crisi il governatore tranquillizza i mercati sostenendo che ad essere colpite sarebbero state solo le piccole banche, non le grandi. Da quel momento in poi: il disastro. A maggio il crac della Bear Stearns, banca d’investimento newyorkese. Quel giorno il nostro Corriere della Sera titola così: “Crollo Bear Stearns, è panico a Wall Street”. Ma il peggio doveva ancora venire. Siamo a settembre e accade l’imprevedibile: fallisce la Lehman Brothers, una delle più grandi banche d’affari del mondo. Scoppia la crisi, quella vera e il mondo viene catapultato in una recessione che terrorizza chiunque. Bernanke decide di intervenire con misure shock: allentamento monetario, tassi a zero acquisto compatto di assets . Insomma per quasi tre anni il Governatore della FED ha negato qualsiasi possibilità di crisi, quella stessa crisi che, iniziata nel 2008 negli Stati Uniti, ha via via contagiato tutte le maggiori economie mondiali, condannandole ad una recessione che dura da 5 anni. Sono in molti a credere che ci fossero le avvisaglie, che la FED avrebbe dovuto prevederequello che sarebbe accaduto. Ma non l’ha fatto e ne paghiamo ancora le conseguenze.

martedì 20 agosto 2013

Draghi - BCE

m.ControLaCrisi.org - (visualizza versione completa) Il "bazooka" che Draghi non vuole usare (20/08/13 09:20) Un influente economista europeo, Charles Wyplosz, è coautore di una proposta di una semplicità cristallina per cominciare a sdrammatizzare la crisi in corso (voxeu.org). In breve Wyplosz propone che la Bce acquisti un quarto dei debiti pubblici dei paesi europei periferici (Francia inclusa) pari a 1.200 miliardi di euro, circa un quarto del loro Pil. In sostanza, man mano che titoli del debito di questi paesi vengono a scadenza, la restituzione viene finanziata dalla Bce che in cambio ottiene titoli perpetui con un tasso di interesse zero. Operazione quindi a costo zero per i contribuenti europei. Ma che fine fa la moneta messa così in circolazione? Wyplosz non ritiene che essa costituisca un pericolo inflazionistico nelle circostanze attuali. In effetti, liberatesi di una mole notevole di titoli pubblici problematici, le banche potrebbero utilizzare la liquidità per restituire precedenti prestiti dalla Bce. Oppure quest'ultima potrebbe drenarla emettendo titoli di deposito - poiché questi vanno remunerati a un tasso minimo questo ha un costo, ma non si tratterebbe di gran cosa rispetto ai vantaggi. È un peccato che proposte di questo tipo non diventino oggetto di considerazione a sinistra e di battaglia politica perché la sua componente di e al governo se ne faccia portatrice. Naturalmente la proposta non costituirebbe che un tassello di una necessaria più ampia riforma delle istituzioni e politiche europee di cui tanto abbiamo scritto. Queste soluzioni sarebbero ovvie se l'Europa assomigliasse a quella vagheggiata dagli europeisti «a prescindere». Purtroppo non è così perché l'Europa monetaria come la sperimentiamo non è che parte dello sconvolgente movimento epocale che stiamo vivendo, di cui i nein tedeschi sono strumento interessato. Partito dalla necessità di riportare ordine dopo che la piena occupazione dei famosi «anni gloriosi» aveva generato grande indisciplina sociale, rinvigorito dalla fine della sfida socialista e sostenuto dall'entrata nel mercato dell'immenso esercito industriale di riserva dei paesi emergenti, il caposcuola dei commentatori economici Samuel Brittan l'ha definito un ritorno all'epoca vittoriana. Una vivida descrizione dell'obiettivo lo dobbiamo a quel Padoa-Schioppa che la sinistra portò sugli scranni del proprio governo: «Lasciar funzionare le leggi del mercato, limitando l'intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dal loro funzionamento e dalla pubblica compassione ...attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l' individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità» (Corriere della Sera, 26 agosto 2003). Questo quadro drammatico fa da sfondo alla crisi della sinistra, oggetto quest'ultima degli interventi di Goffredo Bettini su questo giornale. Questi appare spiegarla come un errore soggettivo di gruppi dirigenti facinorosi e insensibile al grido di dolore di un crescente popolo dei vinti, una descrizione eccessivamente soggettiva e dickensiana (appunto). Inadeguata ai rivolgimenti e alle sfide, ci sembra - sempre fatte salve le buone intenzioni su cui intessere il dialogo. V'è naturalmente un errore storico di gran parte della sinistra, non solo nostrale, nell'aver pensato di poter governare il «capitalismo scatenato» (la famosa «terza via»), come lo definì l'indimenticato Andrew Glyn. Ma questo sembra ormai quasi un nobile passato a confronto delle risse attuali che assomigliano vieppiù a quelle dei capponi di Renzo, fra gruppi di potere che non sanno che pesci prendere e che vedono scemare la trippa da spartire. L'Europa è oggi questione di vita o di morte per la sinistra, il fronte su cui difendere decenni di progresso sociale del nostro paese, sanità e istruzione pubblica in testa, e con l'obiettivo della piena occupazione come valore primario (lasciando in seconda linea altre tematiche care alla tanto compassionevole sinistra nostrale). Sulla creazione di lavoro, sui diritti sociali e contro chi ce li vuole negare, da noi e in Europa, va costruita la rabbia del nostro popolo. Chi Siamo | Webmaster: Luciano Ferraro