giovedì 29 agosto 2013

La questione #amnistia del #caimano

#amnistia #principio di #eguaglianza
La questione amnistia Antiberlusconismo da salotto, giustizialisti e falsità.

La drammatica successione di morte da carcere, di autolesionismo, di rivolte tra i detenuti nelle carceri e nei CIE pone all'attenzione di tutti il tema di un possibile allegerimento della pressione negli istituti di detenzione.
L'inumana condizione di sovraffollamento nelle celle è stata oggetto di 3 successivi richiami da parte della Corte di Giustizia europea, senza parlare delle inumerevole denuncie di tutte le associazioni che operano in questi ambiti. Nonostante ciò le chiassate istituzionali e dei media mainstream, sollevate ad arte per indignare il popolino, si fermano ai vantaggi che ne deriverebbero al Caimano, senza mai aggiungere che taluni reati - volendo - potrebbero essere esclusi. Noi riteniamo che un intervento legislativo sulle politiche detentive sia necessario ed urgente e in tal senso si sono mosse strutture, soggetti, associazioni attente a tali problematiche e ai diritti dell'uomo.
Il più cospicuo risultato politico conseguito dal ventennio berlusconiano è il suo apparente antagonista: l'«antiberlusconismo». In nome del quale il merito di ogni questione può essere sacrificato, o meglio misurato sul danno o l'utilità di questa o quella scelta per il cavaliere. Che si tratti delle politiche di austerità o di una progressiva sostituzione della logica tecnocratica a quella democratica, non importa come e quanto colpiranno le condizioni di vita e i diritti dei cittadini, ma solo fino a che punto favorirebbero o meno l'uscita di scena del cavaliere. Un punto di vista alquanto paradossale quando a sostenerlo sono i fautori di quel governo di larghe intese che sul partito di Berlusconi poggia e che fatica dunque a neutralizzare la sua influenza. Governo che sancisce definitivamente la conclamata incapacità, quasi ventennale, di battere politicamente il berlusconismo nell'unica forma in cui si è dato e si darà e che è quella che vediamo (con buona pace di chi vagheggia anche in Italia una destra ponderata ed europea). Se si fosse davvero voluto abbattere il potere di Berlusconi, dopo averlo salvaguardato in numerose occasioni, bisognava evitare di mandare i suoi uomini al governo. Se doveva esserci un «punto fermo» non poteva essere che questo. E non è stato. La questione dell'amnistia (che non si farà, perché la legge che ne regola la promulgazione la rende dal '92, con la complicità di tutti, quasi impossibile) ricade in maniera esemplare entro questo ordine del discorso.Senza entrare nelle contorsioni tecnico-giuridiche e nelle astuzie politiche che infestano l'argomento, mi limiterò a una domanda e a una ipotesi «per assurdo». La domanda è: cosa è un principio? L'ipotesi, certamente estrema, è invece la seguente: supponiamo che in uno stato in cui vige la pena di morte dieci persone vi vengano condannate, più una, detestabile e responsabile di gran parte dei mali che affliggono quello stesso stato, ma che ancora dispone di una rete di potere in grado di fare abolire la pena capitale per sé e, in conseguenza, anche per gli altri dieci. Come dovrebbe orientarsi in questo frangente un convinto avversario della pena di morte? Per costui quale sarebbe il principio più importante da difendere? L'intangibilità della vita o l'applicazione della legge, poiché essa esiste e tutti i condannati, quelli senza nome come quello «eccellente», la hanno infranta? E dunque scegliere di sacrificarne dieci per colpirne uno.Le condizioni in cui versano le carceri italiane non sono ancora la pena di morte, ma per molti, quelli che si suicidano, lo sono diventate e, per altri ancora, le si avvicinano sempre di più. È un discorso che, nella contingenza, favorisce il cavaliere? Non v'è dubbio, ma pazienza: ubi maior minor cessat. Certo, uno storico sostenitore dell'autonomia del politico dirà che si tratta di una questione morale che dalla politica deve essere tenuta ben alla larga. Tuttavia, sulla base di questa separazione buona parte dell'ideologia antiberlusconiana franerebbe miserevolmente o si rivelerebbe per quello che è sempre stata, il tentativo di contrattare con il cavaliere, o di sottrargli, il favore dei poteri forti, le leve del controllo sociale e delle «compatibilità» economiche. Sulla cui natura, spesso iniqua e oppressiva, l'antiberlusconismo vieta di pronunciarsi. Non sia mai che la critica e il conflitto possano giovare a Silvio Berlusconi e rivelare che la «legalità» vigente non risolve tutti i problemi e spesso li aggrava.

mercoledì 28 agosto 2013

#padrini e #padroni

Dai un'occhiata al Tweet di @cublaziopubbimp: https://twitter.com/cublaziopubbimp/status/372975088939044864

Niente #tagli per gli #armamenti, 800 milioni in più dell'anno scorso!

Più armamenti con i soldi dell' Università

Nessun taglio in vista per l'acquisto di armamenti e sistemi militari nel "Bel" Paese. Anzi, una bella impennata, fortemente voluta dall'Esecutivo. Così in uno scenario di dismissione strategica del welfare complessivo, in cui le élites tendono a fare quadrato per consolidare i profitti, la mossa a tenaglia è presto servita: rafforzare il budget e gli investimenti alla Difesa. Saranno oltre 14 miliardi quelli previsti per le forze armate quest'anno, 800 milioni di euro in più rispetto all'anno precedente. La voce in capitolo più consistente, manco a dirlo, l'acquisto di caccia EuroFighter, con preventivi che raggiungono cifre da capogiro (stime lievitate a oltre 20 miliardi di euro spalmati in diversi anni). La "crisi", che in tal modo assume caratteri ancor più grotteschi, prevede dunque che si spenda di più in armamenti che nel periodo pre-crisi. Ce n'é per tutti i gusti: nuove navi per completare la flotta, nuovi elicotteri, jet, blindati, fregate,sottomarini,Lince, nuovi Kit per i soldati. . Tutto qui? Non sia mai; all'armamentario "tradizionale", si aggiungano i finanziamenti per nuovi sistemi da applicare a droni e radar. E qui ci soffermiamo, perche nell'inchiesta pubblicata dall'Espresso una settimana fa risulta che a questa voce 500 milioni di euro ce li mettono il Ministero dell'Università e Ricerca e l'Agenzia Spaziale. DAll' Università già spolpata da Gelmini e Spending Review vengono destinati dunque (ulteriori) centinaia di milioni di Euro dritti dritti in tasca alle lobby dell'industria bellica. Niente di cui stupirsi. Se da un lato vediamo i venti di guerra spirare minacciosi lungo le coste del Mediterraneo e le terre mediorientali, in "casa" constatiamo che le larghe intese minano ancorpiù le possibilità di una larga fascia, soprattutto giovanile, di intravedere uno scampolo di futuro che non sia quello fatto di lavori ulteriormente sottopagati e indebitamento. Alla faccia di un Esecutivo che aveva dichiarato di prendere di petto come nodo fondamentale la "questione giovanile".Per tagliargli le gambe?

Chi salverà #Letta? #Scilipoti!

Chi salverà il soldato Letta? L'ascaro Scilipoti.

Difficile parlare seriamente di un governo nazionale ridotto ad amministratore locale di politiche decise altrove (Bce, Ue, Fmi, in breve la Troika). Nonostante questo, ci si prova. Però poi accade quello che neppure il Crozza delle gag migliori avrebbe osato immaginare: il saltafossi di ritorno, l'uomo per tutte le stagioni e tutti i sottogoverni, il "professionista" dello sfruttamento dell'utilità marginale del ruolo di parlamentare. Scilipoti, insomma. E' noto anche all'ultimo degli abitanti di questo paese che il governo di Letta il Giovane è in ambasce. La condanna definitiva dell'amico fraterno di Letta il Vecchio - Silvio Berlusconi - comporta la decadenza da senatore e l'incandabilità futura del Cavaliere (per soli sei anni, ma l'uomo, diciamolo, è anzianotto; e poi la politica italiana è una palude di sabbie mobili, una volta che sei andato sotto chi ti ripesca più...). Il monarca poco illuminato di Arcore sembra deciso a far cadere il governo se non gli sarà garantita una incostituzionale deroga alla legge (peraltro da lui stesso votata, quella firmata dall'ex ministro della giustizia Severino). E quindi c'è il problema serissimo (si fa per dire) di garantire una nuova maggioranza parlamentare se il Pdl dovesse davvero far mancare i suoi voti. Per evitare lo stallo di qualche mese fa - visto che il Movimento 5 stelle non mostra proprio di essere disponibile a sostituire i berlusconiani in un governo in cui comunque non vedrebbero accolto quasi nessun punto del loro "programma" - che sarebbe esiziale sia per la "fiducia internazionale nell'Italia" (leggasi: aumento rapidissimo dello spread, quindi degli interessi pagati sui titoli di stato e sui prestiti bancari). E persino per l'andamento borsistico delle aziende berlusconiane (qualcuno l'ha già chiamata la "nemesi del conflitto di interessi"). Come in tutti i crolli di un sistema, anche le connessioni immonde che hanno fatto la fortuna del berlusconismo diventano ora "cause" della sua rovina, acceleratori di una caduta inarrestabile. Il Cavaliere è finito, e l'unica cosa che può fare è chiedere un salvacondotto minacciando una crisi che finirebbe per travolgere anche il suo impero economico. Naturalmente, sul piano giuridico istituzionale, ha già trovato "attenzione" nell'ala più innominabile della nomenklatura piddina (Violante, non a caso), anche se la soluzione desiderata dal Detenuto - "agibilità politica", ovvero annullamento pieno della sentenza e dei suoi effetti - appare difficile. A meno dell'ennesima e forse definitiva forzatura costituzionale. Ed ecco quindi farsi avanti la "necessità oggettiva" di trovare una nutrita pattuaglia di senatori eleti con il Pdl (alla Camera non è quasi necessario, grazie al Pocellum) disponibile a saltare dall'altra parte della barricata. Il discorso retorico è già pronto e sempre uguale: bisogna essere "responsabili", non far cadere "un governo che sta risollevando il paese" (se qualcuno se n'è accorto ce lo faccia sapere...), sostenerlo comunque. E chi è più "responsabile" di quello Scilipoti che abbandonò il gruppo di Di Pietro per volare tra le braccia di Berlusconi bisognoso di qualche voto? Eccolo dunque di nuovo qui, pronto a creare una "pattuglie di responsabili", curiosamente tutti esponenti meridionali del Pdl. Sono già in cinque, "audacissimi" (il Cavaliere è molto più vendiactivo del Pd, ma ormai è un cane che affoga...) e responsabilissimi. L’ex cossighiano Paolo Naccarato, un altro habituè del salto della quaglia (era sottosegretario con Prodi); il siciliano Salvo Torrisi;il siciliano Francesco Scoma; l’ex democristiano siciliano Giuseppe Castiglione. Per sintetizzare: se questi conque sono indicativi di qualcosa, quel qualcosa si chiama "blocco sociale". Quello che era stato "liberamente interpretato" da Berlusconi nell'ultimo ventennio, ma che ora - anche sotto la pressione della Troika - comincia a sfaldarsi. Quando si taglia la spesa pubblica, infatti, finisce sotto le forbici anche quella clientelare e dei subappalti. E allora "mors tua, vita mea"; nel disperato tentativo di ritagliarsi un "orto" dove poter continuare a fare come prima. Un'illusione, ma per il momento garantisce un reddito. Mica vorremo chiamare tutto ciò "politica", no?

#comunicato #notav sui fatti del 27-8-2013

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Comunicato Movimento Notav su perquisizioni e misure cautelari del 27-08-2013

Ancora una mattinata di perquisizioni in Val di Susa e non solo. Agenti di polizia del reparto digos (“operazioni speciali”) della questura di Torino hanno svegliato 6 giovani notav, entrando nelle loro case portandogli via materiale informatico . Le accuse si riferiscono agli avvenimenti delle settimane scorse, quando centinaia di no tav hanno complicato l’arrivo dei primi pezzi della talpa nel cantiere di Chiomonte. Ad alcuni è stato imposto l’obbligo di dimora nel proprio comune di residenza e il rientro notturno, dalle 22 alle 6. Le accuse che i pm della procura hanno formulato sono sequestro di persona, danneggiamento e blocco stradale. per fare un breve riepilogo dei fatti proviamo a fare una breve sintesi: - in quei giorni, inizio agosto era in arrivo in valle di Susa la “talpa”. Per evitare un ulteriore spreco di denaro pubblico e la devastazione del territorio il movimento decise di provare a bloccare i convogli che trasportavano i pezzi - un autista in preda a una strana ebbrezza post cena prova con il suo pesante mezzo a sfondare un pacifico blocco stradale rischiando di schiacciare molte persone - l’autista viene fermato e dopo poco, illeso, senza neanche un graffio nè a lui nè al mezzo viene fatto ripartire (si valuta che l’allegro e pericoloso “ragazzo” è più un problema che altro). - Con una gomma bucata (dice l’autista) raggiunge facendo circa 10 km la sede della polstrada di Susa (con una gomma bucata?) - la Polizia che continua a difendere le ditte mafiose che con le loro attrezzature e i loro mezzi raggiungono il cantiere tav di Chiomonte decide di sfruttare “l’allegro autista”. Gli vengono fatte vedere le foto dei no tav più conosciuti e lui con un sorriso alcolico ne riconosce sei, due dei quali è sicuro siano gli autori del blocco (questo lo apprendiamo oggi dagli atti consegnati ai no tav perquisiti. Rilascia inoltre una falsa intervista in cui dichiara di aver pensato di morire (?) - la procura “indaga”? Sulla base di quattro dichiarazioni di un autista viene costruito il “castello” accusatorio (sembra però un castello di carta). Padalino e Rinaudo pm che si dedicano a tempo pieno ai fastidi contro il movimento no tav firmano richieste di perquisizioni e misure cautelari il tutto sotto la “sapiente guida” del cattivo maestro Giancarlo Caselli procuratore capo di torino. Da notare l’identificazione del tutto arbitraria dei soggetti, senza un confronto, non in una sede giudiziaria e senza la presenza della difesa - il gip però non ci sta, rigetta il castello accusatorio e non firma. - Ecco allora che l’identificazione viene riprovata più volte fino ad arrivare ad un esito soddisfacente (“lo riconosci? forse… allora niente arresto… e poi ancora lo riconosci? è lui vero? bè forse sì… andiamo meglio… lo riconosci? ha fatto tutto lui? sì sono sicuro… ok allora manette) - un giudice per le indagini preliminari, soddisfatto dall’ennesima prova riuscita di riconoscimento farsa senza troppi scrupoli firma il tutto e con una pacca sulla spalla ai pm fa partire l’operazione - la polizia con il reparto digos della questura di Torino esegue e si fa prendere la mano allargando anche le perquisizioni agli archivi informatici di Leonardo noto attivista del sito tgvallesusa e notav.eu sequestrando il suo archivio riposto in ben 7 computer Ci pare evidente il disegno della procura di Caselli, e dei due pm Padalino e Rinaudo, volto ad impaurire il movimento avvolgendolo nelle loro spire repressive. Ma hanno fatto i conti senza l’oste. Colpendo i nostri amici e compagni, ragazzi cresciuti a pane e no tav, non fanno altro che rinsaldarci nella convinzione che la nostra lotta è giusta, i loro colpi maldestri sono il sintomo che stiamo procedendo bene e non potendo sconfiggerci in altro modo tentano l’ultima disperata carta. E non utilizziamo il termini maldestro a caso: uno dei ragazzi perquisiti nel momento in cui avvenivano i fatti di cui sono accusati era in vacanza, a mille chilometri dalla Valle. Basterebbe questo elemento per mostrare la pretestuosità delle accuse e la matrice politica delle mosse della procura di Torino, tutta tesa a perseguire non il singolo reato ma il dissenso. Questa è la costruzione-furto dell’alta velocità Torino Lione, da un lato si scava, si spende e si devasta dall’altro si cerca di fermare oggi con le manette, oggi con un manganello o un lacrimogeno, oggi con un infamante articolo su un giornale compiacente chi si oppone e lotta per fermare questo spreco. Piccoli colpi che continuamente cercano di arginare un movimento che non si è lasciato ingannare e non si lascia intimidire. Dove la politica ha fallito, dove i governi sono caduti oggi la procura e le forze di polizia provano ad aprire varchi e paure. Interessante e non in ultimo come in questa occasione sia stato colpito Mattia, un noto attivista dei notav terzo valico di genova, molto attivo sul suo territorio. Un’occasione ghiotta dunque per la procura e i sitav di preparare un altro nuovo e difficile fronte di lotta.
Movimento no tav

#IMU #servicetax #tasse #pagamento

L'addio all'Imu diventa una comica...

L’Imu non si pagherà. La prima tranche è andata, sulla seconda c’è un «impegno politico» del governo e della larga maggioranza che lo sostiene. I soldi saranno recuperati in qualche modo, ma ancora non è chiaro come. Tanto basta a Renato Brunetta e all’intero Pdl per cantare vittoria. «Cancellazione per il 2013 e riforma complessiva della tassazione degli immobili, in termini di service tax, dal 2014», annuncia trionfante il capogruppo pidiellino. L’importante è farsi sentire oggi e prendersi i meriti della decisione. Del domani, cioè del 2014, non c’è certezza. E chi vuol esser lieto sia. Tanto basta al Pd per far vedere che quanto a senso dello Stato, il partitone tricolore non è secondo a nessuno. Il senatore democrat Nicola Latorre spiega che «sarà esclusa dal pagare l’Imu una fascia amplissima di popolazione, la restante dovrà pagarla con importi ricalibrati in modo progressivo». Una puntualizzazione che fa molto, molto Pd. Bisogna salvare capre e cavoli, in che modo si vedrà. Nel mezzo, vaso di coccio fra vasi di ferro, resta Scelta civica che è piuttosto seccata e lo fa anche notare. «Letta si è arreso alle pressioni dei pidiellini», osserva Mario Monti. Sfogo comprensibile, l’Imu era farina delle “sue” larghe intese, ma a giudicare dal voto di febbraio gli italiani non avevano granché apprezzato l’ideona del professore bocconiano. Conta quanto il due di coppe quando briscola è bastoni.Prima ancora dell’inizio del Consiglio dei ministri, fonti del centrodestra e del centrosinistra annunciano l’accordo sull’Imu, peraltro già dato per certo ventiquattr’ore prima. I 2,6 miliardi necessari per “coprire” la prima rata sono assicurati, mentre sui 2 per la seconda ci sarà ancora molto da lavorare, chi vivrà vedrà. I tecnici del Tesoro ce la mettono tutta per trovare soldi, ma la coperta resta troppo corta. Nonostante l’ottimismo mostrato da Brunetta, che assicura le coperture per l’intero anno, allo stato dell’arte c’è solo «un impegno politico» sull’eliminazione della seconda tranche e l’introduzione della service tax, che andrà attentamente modulata. Staremo a vedere.Nel mentre si moltiplicano le ipotesi su come raschiare il fondo del barile. Una di queste, fra le più gettonate, sarebbe quella di una copertura “precauzionale”, forse con l’aumento delle accise su alcol e tabacchi, lasciando lo spazio per una possibile sostituzione da parte del Parlamento in fase di conversione del decreto con risorse derivanti dalla spending review o con le entrate dalla lotta all’evasione. Niente di nuovo sotto il sole dell’ex belpaese.

#18ottobre #scioperogenerale

DIRITTO AD UNA VITA COME VOI CHE NON DOVETE ANDARE A FARE LA SPESA AI TRISCOUNT!