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mercoledì 28 agosto 2013

#IMU #servicetax #tasse #pagamento

L'addio all'Imu diventa una comica...

L’Imu non si pagherà. La prima tranche è andata, sulla seconda c’è un «impegno politico» del governo e della larga maggioranza che lo sostiene. I soldi saranno recuperati in qualche modo, ma ancora non è chiaro come. Tanto basta a Renato Brunetta e all’intero Pdl per cantare vittoria. «Cancellazione per il 2013 e riforma complessiva della tassazione degli immobili, in termini di service tax, dal 2014», annuncia trionfante il capogruppo pidiellino. L’importante è farsi sentire oggi e prendersi i meriti della decisione. Del domani, cioè del 2014, non c’è certezza. E chi vuol esser lieto sia. Tanto basta al Pd per far vedere che quanto a senso dello Stato, il partitone tricolore non è secondo a nessuno. Il senatore democrat Nicola Latorre spiega che «sarà esclusa dal pagare l’Imu una fascia amplissima di popolazione, la restante dovrà pagarla con importi ricalibrati in modo progressivo». Una puntualizzazione che fa molto, molto Pd. Bisogna salvare capre e cavoli, in che modo si vedrà. Nel mezzo, vaso di coccio fra vasi di ferro, resta Scelta civica che è piuttosto seccata e lo fa anche notare. «Letta si è arreso alle pressioni dei pidiellini», osserva Mario Monti. Sfogo comprensibile, l’Imu era farina delle “sue” larghe intese, ma a giudicare dal voto di febbraio gli italiani non avevano granché apprezzato l’ideona del professore bocconiano. Conta quanto il due di coppe quando briscola è bastoni.Prima ancora dell’inizio del Consiglio dei ministri, fonti del centrodestra e del centrosinistra annunciano l’accordo sull’Imu, peraltro già dato per certo ventiquattr’ore prima. I 2,6 miliardi necessari per “coprire” la prima rata sono assicurati, mentre sui 2 per la seconda ci sarà ancora molto da lavorare, chi vivrà vedrà. I tecnici del Tesoro ce la mettono tutta per trovare soldi, ma la coperta resta troppo corta. Nonostante l’ottimismo mostrato da Brunetta, che assicura le coperture per l’intero anno, allo stato dell’arte c’è solo «un impegno politico» sull’eliminazione della seconda tranche e l’introduzione della service tax, che andrà attentamente modulata. Staremo a vedere.Nel mentre si moltiplicano le ipotesi su come raschiare il fondo del barile. Una di queste, fra le più gettonate, sarebbe quella di una copertura “precauzionale”, forse con l’aumento delle accise su alcol e tabacchi, lasciando lo spazio per una possibile sostituzione da parte del Parlamento in fase di conversione del decreto con risorse derivanti dalla spending review o con le entrate dalla lotta all’evasione. Niente di nuovo sotto il sole dell’ex belpaese.

#consumatori in piazza il #18settembre


Consumatori in piazza il 18 settembre sotto Montecitorio

Consumatori in piazza il 18 settembre per chiedere ''misure urgenti in grado di dare ossigeno alle famiglie''. Sono sette le associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori) che terranno un presidio a Montecitorio per ''richiamare il Governo alle proprie responsabilita'''. La crisi economica in cui versano le famiglie, purtroppo, sottolineano in una nota congiunta le associazioni dei consumatori, ''e' sempre piu' grave ed allarmante. Dai consumi all'occupazione, dal potere di acquisto all'indebitamento, non vi e' un minimo segnale di ripresa''. Per questo, rilevano, ''e' urgente che il Governo intervenga immediatamente, per dare risposte concrete ai cittadini, soprattutto mirate al rilancio della domanda di mercato, alla crescita economica ed alla ripresa occupazionale. Il Paese ha urgente bisogno dell'avvio di strategie di uscita dalla deleteria spirale depressiva che ormai da anni attanaglia l'intera economia''. L'appuntamento e' fissato quindi per il 18 settembre alle 10.30 a Montecitorio.

#precari #lavoro #cooperative #spettacolo

#precari #lavoro #cooperative #spettacolo

Mai più morti sotto il palco!

Pensiamo sia ora e tempo di aprire un ragionamento ampio su tutto quello che concerne il settore dello spettacolo: troppo spesso all'occhio dei tanti osservatori disattenti considerato un mestiere difficile da incasellare negli standard lavorativi, da etichettare in un settore specifico; troppo spesso considerato un hobby. Forse per questo, o più probabilmente per un chiara volontà di non affrontare concretamente tutte le contraddizioni che si vivono all'interno di questo mondo, oggi siamo costretti a parlare ancora di sicurezza per gli operai dello spettacolo. A distanza di mesi dagli incidenti mortali che hanno creato un caos mediatico, ancora nulla si è mosso, e i turni illimitati continuano, le condizioni di lavoro non cambiano. Proprio per questo crediamo sia fondamentale costruire un percorso che punti ad una proposta articolata e studiata che permetta a chi mette anima e cuore ogni giorno sui palchi di poterlo fare in sicurezza. Una proposta che non solo definisca i termini contrattuali che vengono proposti, ma che sappia sviscerare i nodi delle ore lavorative,del numero di personale, dell'organizzazione del cantiere, della manutenzione del materiale utilizzato. Una proposta adatta al tempo di crisi, che vada oltre alla semplice giornata lavorativa, che affronti il settore dello spettacolo non più come un settore fantasma; che ragioni dunque su una proposta nuova di reddito minimo garantito per chi vive in uno stato di perenne precarietà e incertezza sul piano economico, che permatta di stabilizzare le proprie vite e di non cedere a ricatti ogni giorno più presenti. Ci viene naturale perciò sottoscrivere la petizione online proposta da Paola Armellini, la madre di Matteo, rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, perchè crediamo sia parli proprio di tutto questo.

#vittoria #facchini #logistica #Orbassano #Torino


Prima vittoria per i lavoratori della logistica del magazzino Battaglio.

Oggi, 27 agosto, si è temporaneamente conclusa la battaglia dei lavoratori della "Food Service", una cooperativa che si occupa della logistica per l'azienda di distribuzione frutta Battaglio presso il magazzino all'interporto di Orbassano (Torino). I lavoratori, prevalentemente magazzinieri, avevano dichiarato lo stato di agitazione il 7 agosto a causa della mancata applicazione del contratto nazionale della logistica. Affiancati dal sindacato Si COBAS, i lavoratori si sono organizzati e hanno chiesto un incontro per attuare l'applicazione dei seguenti punti: - attuazione del CCNL della Logistica (compresi tredicesima, quattordicesima, Rol, ex festività, pagati al 100%) - garanzia di mantenimento di tutti i livelli occupazionali esistenti e rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato - pagamento di tutte le ore ordinarie e straordinarie - applicazione delle norme di sicurezza - un atteggiamento rispettoso nei confronti dei lavoratori - trasformazione dei contratti part-time in full time - l'assunzione dei lavoratori delle agenzie interinali nella "Food Service" - riconoscimento dell'organizzazione sindacale A distanza di quasi un mese, non avendo ancora ottenuto nè un confronto con la cooperativa nè ottenuto quelli che sono i diritti e le condizioni di lavoro minime che i lavoratori avevano rivendicato, hanno cominciato questa mattina alle ore 4.30 a picchettare i due ingressi della Battaglio. Tutti i carichi, prima solo in uscita, poi anche in entrata, sono stati bloccati da circa ottanta lavoratori. Il tavolo di trattativa si è aperto solo attorno alle 15, dopo l'intervento delle forze dell'ordine in cui due camionette di carabinieri in anti sommossa, oltre a cinque volanti e la digos, hanno prima cercato di scortare a passo d'uomo uno dei bilici bloccati all'interno della Battaglio, poi hanno proceduto a rimuovere con l forza i lavoratori che si erano sdraiati davanti ai tir. Tre sono stati i contusi, di cui una lavoratrice portata in pronto soccorso. Al tavolo della trattativa, oltre alla delegazione dei lavoratori, erano presenti il presidente della cooperativa, che ha dimostrato solo incompetenza nei suoi interventi, e il proprietario dell'azienda Battaglio. Dopo quasi tre ore di discussione e di continuazione del picchetto, Battaglio ha ceduto e oltre all'applicazione del contratto nazionale della logistica da attuare al 100% entro il 31 dicembre, ha aumentato lo stipendio dei lavoratori di 1.25 euro l'ora già dello stipendio di agosto. Nonostante la soddisfazione di aver vinto la battaglia, i lavoratori hanno ricordato al padrone che sono comunque sempre pronti e lottare nel caso in cui non avvenga l'applicazione reale dei punti concordati in trattativa.

martedì 27 agosto 2013

#18ottobre #scioperogenerale #19ottobre #scioperosociale

TUTTI INSIEME FACCIAMO PAURA!

#precari #sanità 68% è #donna


Sanità, il 68% dei precari è donna.

Sono oltre 35 mila i lavoratori precari che prestano servizio all'interno del Servizio sanitario nazionale. Di questi, 23 mila fanno parte del personale non dirigente, 7.200 sono medici, 1.063 dirigenti non medici e 702 sono classificati come 'altro personale'. A lavorare con contratti a tempo all'interno di ospedali e aziende sanitarie sono soprattutto le donne (24.159), circa il 68% del totale (35.188). E' quanto emerge dall'analisi del Conto annuale 2011 della Ragioneria generale dello Stato. Secondo la rilevazione della Regioneria generale dello Stato, la maggior parte delle unità in lavoro flessibile è a tempo determinato: 29.545 operatori di cui 20.758 tra il personale non dirigente, 7.240 medici, 933 dirigenti non medici e 611 che figurano come 'altro personale'. Tra il personale non dirigente ad avere contratti di lavoro a termine sono soprattutto le donne: ben 14.945 su 20.758. Una differenza che si assottiglia un po' tra i medici. I camici rosa precari sono infatti 4.207 su 7.240. Le Regioni dove lavorano più precari in sanità (a tempo determinato) sono: Lombardia (4.016); Sicilia (3.185); Lazio (2.062); Emilia Romagna (1.626); Puglia (1.398); Marche (1.056). In valore assoluto la maggior parte dei precari (30.362) lavora nelle Asl e negli ospedali. Oltre 1600 precari prestano invece servizio all'interno degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e 1.469 nei Policlinici universitari.

#precari #fastweb #delocalizzazione

#precari #fastweb #delocalizzazione #selvaggia #dldelare

Call center, 100 posti a rischio. Accuse a Fastweb: “Delocalizzazione selvaggia” I lavoratori di E.Care, controllata da Alfio Marchini, protestano a Milano dopo la rottura di un contratto. Non per un calo degli affari, secondo i sindacati, ma per trasferire il servizio all'estero.
Il gruppo di telecomunicazioni al momento tace.
Piccoli problemi di pronuncia, accenti esotici, qualche inevitabile errore grammaticale. La vostra richiesta di informazioni sul piano tariffario o sul canone tv è appena stata esaudita a Tirana, a Bucarest o in Argentina. Succede da tempo che le grandi aziende spostino il loro servizio di assistenza clienti all’estero per abbattere i costi del lavoro. La crisi ha solo accresciuto il fenomeno. Tutti o quasi i grandi call center lavorano anche fuori dall’Italia: numerosi operatori di Vodafone, Wind o Sky rispondono in realtà da Romania e Albania. L’ultimo caso in ordine di tempo potrebbe essere quello di Fastweb. E’ quanto temono e denunciano i lavoratori di E-Care, una delle società che gestisce il customer care, il servizio di telefonia dell’azienda di telecomunicazioni. E-Care è controllata da Alfio Marchini, ex candidato sindaco e attuale consigliere comunale a Roma, una quota rilevante è in mano al gruppo Caltagirone. Nei giorni scorsi l’annuncio di 150 esuberi nel sito di Milano. Motivo: da settembre Fastweb, una delle principali società committenti, ha intenzione di terminare il contratto con E-Care. Come sempre accade, persa la commessa d’oro vanno via i lavoratori. Negli scorsi giorni gli incontri con le parti sociali sono riuscite a limitare i danni: l’ultimo accordo prevede un prosieguo, seppur minore, della collaborazione tra Fastweb e E-Care. I posti di lavoro a rischio, al momento, sono un centinaio circa. La domanda però rimane: perché il gruppo delle telecomunicazioni vuole liberarsi della commessa? L’ipotesi dei lavoratori E-Care è precisa e l’hanno riportata in un comunicato firmato da tutte le organizzazioni sindacali: “Le motivazioni sono da ricondursi non alla mancanza di lavoro” scrivono “ma alla selvaggia competizione del mercato che porta anche allo spostamento delle attività dall’Italia verso l’estero”. Nel documento si parla di “delocalizzazioni selvagge delle attività all’estero in nome solo del profitto”. I lavoratori hanno chiesto spiegazioni a Fastweb, “ma non hanno voluto rispondere” spiega Antonella Berardocco, dipendente e rappresentante sindacale di E-Care. “A noi il dubbio rimane” aggiunge “Non sarebbe la prima volta che ci viene tolta una commessa per spostare l’attività fuori dai confini”. Anche ilfattoquotidiano.it ha chiesto chiarfimenti a Fastweb che, per il momento, non ha fornito risposte. “La trattativa va avanti, abbiamo raggiunto un discreto risultato: molti licenziamenti sono stati scongiurati” dice Riccardo Saccone, coordinatore nazionale delle telecomunicazioni per la Cgil. “Certo, il problema delle delocalizzazioni c’è ed è grande come una casa in Italia. Non ci sono prove che Fastweb non voglia muoversi in quella direzione, per fortuna ora le aziende sono almeno obbligate a darne notizia al ministero”. Poco più di un anno fa la stessa Fastweb ha dato vita a una maxi operazione di esternalizzazione delle attività di customer care. Con il servizio di call center sono stati ceduti anche 700 lavoratori. Centoventi sono finiti al colosso cinese Huawei, la maggior parte, poco meno di 600, a Visiant Contact. E’ tra le società leader nel settore call center, con migliaia di dipendenti, in Italia e all’estero. Lavoratori di otto diverse città sono stati trasferiti ad una nuova società con pochi giorni di preavviso, tramite un fax. E tutto sommato è andata bene: quella volta lavoro e salari non hanno preso il volo per un altro paese.

lunedì 26 agosto 2013

#delocalizzazione #fabbriche #Milano

#delocalizzazione #fabbriche #Milano

Un'altra delocalizzazione coatta, stavolta i "padroni" colpiscono la Hydronic lift di Pero.

Nuova puntata di quello che, secondo la Fiom-Cgil, si sta trasformando in un vero e proprio ''sport in voga tra gli imprenditori in questa estate del 2013''. Si tratta della improvvisa chiusura della Hydronic Lift di Pero (Milano), che produce componenti idraulici per ascensori, che segue le gia' note vicende della Firem di Modena e della Dometic di Forli'. Secondo la Fiom-Cgil, si tratta infatti dell'ennesimo caso in cui ''la chiusura per ferie si trasforma in chiusura definitiva, senza alcun preavviso e approfittando dell'assenza dei lavoratori''. ''Lo scorso 2 agosto - si legge in una nota - la fabbrica chiude per ferie ed i 30 operai a fine giornata si salutano dandosi appuntamento a lunedi' 26 agosto per la ripresa del Lavoro.''. ''Certo - prosegue il comunicato - che non potevano immaginare di ricevere nella settimana di ferragosto una lettera (inviata venerdi' 9 agosto) con cui l'azienda li informava di aver avviato una procedura di cassa integrazione straordinaria per cessazione di attivita', e soprattutto non potevano immaginare di ritrovarsi questa mattina davanti a un cancello chiuso con catena e lucchetto''. ''Pare - conclude il comunicato - che lo sport in voga tra gli imprenditori in questa estate del 2013 sia trasformare la chiusura per ferie in chiusura definitiva, senza alcun preavviso e approfittando dell'assenza dei lavoratori: quando si dice 'capitani coraggiosi''''. Di fronte a quella che il sindacato definisce come ''una vigliaccata'', i dipendenti hanno deciso di attuare un presidio domani davanti alla loro azienda chiusa. Un portavoce dell'azienda spiega che ''il sito di Pero e' chiuso per una riorganizzazione interna aziendale'', mentre ''altri siti sono aperti'', senza pero' volerne specificare l'ubicazione. Dal sito internet risulta che, oltre all'impianto di Pero, l'azienda dispone di uno stabilimento a Mc Kinney in Texas.

Si scrive #imprenditori, si legge #ladri

#imprenditori #tutela #diritti #Forlì

Si scrive imprenditori, si legge ladri!

Per anni ci hanno fatto una testa così, percuotendo la grancassa dell'emergenza securitaria. Masse di immigrati, zingari, clandestini attenterebbero alle nostre case, alle nostre proprietà, al nostro benessere borseggiando, scassinando e aggredendo.Chissà cosa devono aver pensato i dipendenti della Dometic di Forlì quando, nella primissima mattinata della vigilia di Ferragosto e nel pieno della notte del 23 agosto, hanno visto loschi figuri entrare negli stabilimenti per svaligiarli. Forse sono scattati, per un istante, gli stessi meccanismi psicologici e collettivi che scattano nella ricerca dei colpevoli di certi efferati delitti che avvengono nelle mura domestiche e che riempono, per giorni, le pagine dei giornali: gli immigrati sono spesso, nell'immaginario, i primi ad essere pensati sul banco degli imputati, per poi scoprire che è stato il vicino di casa, il padre, il fidanzato, il marito. Nel caso della Dometic i parenti e i congiunti non c'entrano, ma c'entrano i padroni.Alla Dometic, intenti a fregare i generatori prodotti dall'azienda, c'erano infatti l'amministratore delegato italiano, il responsabile europeo della produzione e un dirigente della multinazionale. Nel caso degli ultimi due gli stranieri c'entrano, ma trattavasi di due svedesi. I lavoratori hanno fatto ciò che si fa con i delinquenti: hanno chiamato il 113 e sono arrivati i carabinieri. I malviventi volevano evidentemente dismettere l'attività del sito forlivese svaligiandolo. E per fortuna che gli stessi manager della Dometic il 2 agosto avevano sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali che congelava le procedure di mobilità precedentemente avviate.Negli stessi giorni è avvenuto un caso analogo a Formigine (Modena), alla Firem: il padrone, Fabrizio Pedroni, ha trasferito armi e bagagli in Polonia, svuotando lo stabilimento durante le ferie. Come a Forlì, i lavoratori e la Fiom non sono stati a guardare: hanno denunciato pubblicamente la situazione, hanno lottato e hanno al momento bloccato il tentativo di furto. Per Pedroni, però, i ladri sono gli altri: ha, infatti, dichiarato ai microfoni di Radio24 che la Firem è «casa mia» e quindi lui può fare ciò che vuole.Ho cercato di descrivere con un po' di ironia, ma non troppo, dato che la realtà supera ogni immaginazione, quanto avvenuto in questi giorni in Emilia-Romagna. Mi pongo però una questione molto seria, che va al di là di questi due incredibili casi: non sarebbe ora di darsi strumenti legislativi e giuridici forti per tutelare le imprese dagli imprenditori?

domenica 25 agosto 2013

#crisi #fabbriche #Forlì #diritti #lavoro


Crisi, quel vizietto di svuotare le aziende di notte. Dopo Firem un altro caso a Forlì

Un caso simile a quello della Firem di Formigine, l'azienda produttrice di resistenze elettriche che ha trasferito merci e macchinari in Polonia durante la chiusura per ferie. A segnalarlo, in una nota congiunta, sono la Fim-Cisl, la Fiom-Cgil e la Uilm-Uil del territorio di Forli', secondo cui "nel cuore della notte i dirigenti della Dometic", avrebbero provato a "svuotare la fabbrica, fermati solo grazie all'intervento dei lavoratori e delle forze dell'ordine". Nel dettaglio, spiegano i sindacati forlivesi, la scorsa notte "poco dopo le 3, Marco Grimandi, amministratore della Dometic Italy insieme a Hakan Ekberg, responsabile europeo della produzione per il Gruppo Dometic e un terzo dirigente svedese della multinazionale, accompagnati da una decina di persone sconosciute, e sicuramente non dipendenti della Dometic Italy, hanno cercato di caricare i generatori presenti nei magazzini degli stabilimenti di Via Virgilio e Via Zignola". In base a quanti riferito dalle organizzazioni sindacali, "i lavoratori" dello stabilimento che produce condizionatori per camper, "immediatamente accorsi davanti ai cancelli hanno chiamato le forze dell'ordine. All'arrivo dei Carabinieri la situazione, paradossale nella sua gravita' - scrivono nella nota - era quella di dirigenti di una multinazionale svedese che, comportandosi come ladri nel cuore della notte, cercavano di svuotare i magazzini. Tra l'altro sembrerebbe anche che diverse delle persone che accompagnavano i dirigenti fossero prive di documenti di identita'". Una cosa simile, proseguono Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, "si era gia' verificata alle 6 del mattino del 14 Agosto, quando gli stessi tre dirigenti avevano provato a caricare e spedire prodotti e componenti presenti nei magazzini degli stabilimenti forlivesi dell'azienda, chiusa per ferie, ed erano stati fermati solo grazie alla presenza e all'intervento tempestivo dei lavoratori". Pertanto, attaccano le organizzazioni sindacali, "riteniamo, che vada immediatamente fatta piena luce su quanto avvenuto: anzitutto perche' tutti i lavoratori della Dometic Italy, in tutti i tre siti di Forli', sono in ferie e quindi non ci risulta possibile che siano state emesse le regolari documentazioni necessarie per effettuare spedizioni e trasporto di materiale; inoltre risulta necessario chiarire l'identita' e l'idoneita' dei soggetti presenti in azienda a effettuare operazioni di carico e scarico. I lavoratori della Dometic presenti questa notte, assistiti dal sindacato dei metalmeccanici - continua la nota - hanno quindi deciso di denunciare ai carabinieri quanto successo anche al fine di vedere effettuate tutte le indagini necessarie a capire se e quali illeciti sono stati commessi". A giudizio dei sindacati, ancora, "il comportamento della Dometic appare ancora piu' grave dal momento che in data 2 agosto e' stato firmato dallo stesso amministratore Marco Grimandi, insieme a Confindustria, un accordo con Fim, Fiom, Uilm e la Rsu che, oltre a congelare i tempi della procedura di mobilita', impegnava le parti a non mettere in atto iniziative unilaterali fino all'incontro gia' fissato il 5 settembre prossimo: riteniamo, a questo punto, che l'incontro del 5 settembre vada tenuto in una sede istituzionale". In modo da "evitare il ripetersi di situazioni come quella di questa notte - chiosano i sindacati - sara' allestito un presidio permanente davanti ai cancelli di via Virgilio e Via Zignola".

sabato 24 agosto 2013

#Stangata di fine #estate #2013

#crisi #stangata #2013 #euro #famiglia

Crisi: aggiornamento della stangata 2013. Aumenti di 1492 euro a famiglia.

L’O.N.F. - Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ha effettuato l’aggiornamento delle stime sull’aumento dei prezzi e delle tariffe previsti nel 2013.Le principali variazioni rispetto alle previsioni iniziali sono legate alla riduzione delle bollette, soprattutto quella del gas, nonché all’aumento delle tariffe di professionisti ed artigiani (sulla spinta dell’IMU). Il risultato si conferma drammatico: nel 2013 gli aumenti toccheranno quota +1.492 Euro a famiglia.Aumenti insostenibili che stanno determinando pesantissime ricadute sulle condizioni di vita delle famiglie e sull’intera economia, che continuerà a fare i conti con una profonda e prolungata crisi dei consumi (che nel biennio 2012-2013, risulta pari al -7,3%, con una contrazione della spesa complessiva delle famiglie di circa 52 miliardi di Euro).Tutto ciò, ovviamente, senza mettere in conto gli ulteriori aumenti derivanti da IMU e incremento dell’IVA, sulle quali il Governo è chiamato a decidere a breve.Come ribadiamo da tempo è indispensabile eliminare definitivamente l’IMU sulla prima casa (tranne che per le dimore di lusso) e l’aumento dell’IVA. In assenza di un provvedimento in tal senso le conseguenze sarebbero disastrose, sia in termini diretti, sia in termini indiretti per le varie ricadute su prezzi e tariffe.“Oltre a scongiurare nuovi aumenti – aggiungono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti - è ora che il Governo si dia da fare concretamente per un serio piano di rilancio economico, in grado di avviare una ripresa della domanda di mercato e degli investimenti per il lavoro e l’occupazione.

venerdì 23 agosto 2013

Le #manovre #anticrisi le chiamano #stimoli all'#economia

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#Debitopubblico #Bce #Fmi

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#18ottobre #scioperogenerale #19ottobre #scioperosociale

La rivoluzione è un fiore che non muore mai!

#irreale #ideologia #diritti #sociali

#statosociale #sanità #scuola #pensioni

L'irrealistica ideologia dei diritti sociali

Per anni abbiamo pensato che un modello di stato sociale - sanità, formazione, pensioni - fosse un'idea di società figlia di un tempo della storia fecondato da un sistema di valori e, come tale, non potesse nascere per partenogenesi. Della mia generazione, per esempio, chi militò a sinistra, da giovane fece i conti con una visione della formazione nata da un inestricabile intreccio tra modo di produzione, ragioni del mercato e rigide gerarchie sociali. Un modello egemonico di classe, fondato su criteri di selezione che bloccavano ogni ascensore sociale. Parlo di tempi lontani, quando si diceva «democrazia borghese» perché in mente si aveva quella socialista. Di tempi in cui c'era un mondo che pensava di «normalizzarci» e noi lo mettemmo sottosopra. Le identità erano irriducibilmente alternative: destra e sinistra erano campi contrapposti e in mezzo c'erano barriere ideali. «Ideologie», si dice oggi con tono sprezzante. E' vero, la sinistra aveva «anime diverse» e i nostri padri erano scesi a compromessi che noi rifiutavamo, ma c'era un terreno comune: i valori dell'antifascismo. La guerra era stata messa al bando, sulla legislazione sociale, sul lavoro e sulla sua tutela ci si poteva scontrare ma anche incontrare, perché, per le sinistre, la repubblica era fondata sul lavoro. Se parlavi di studio, sulle finalità ci si intendeva: la formazione del cittadino tocca alla collettività, al popolo sovrano che ha la responsabilità di fornire strumenti critici per consentire di scegliere tra parti in lotta; è il popolo che ha l'autorità per «realizzare il bene comune, far rispettare i diritti inviolabili della persona, assicurare che famiglia e corpi intermedi compiano i loro doveri e formino i ragazzi al rispetto della legge costituzionale». La famiglia, quindi, cedeva il posto alla collettività, riunita nel «patto sociale» sottoscritto dopo la Liberazione, e riconosceva che l'unica tutela degli interessi particolari deriva dalla difesa assicurata ai diritti collettivi. Negli anni Sessanta del Novecento, questa visione della vita sociale e l'idea di sistema formativo che ne derivava non era figlia del bolscevico Zinoviev e nemmeno un prodotto del provincialismo italico: la sosteneva, infatti, persino il cattolico «Ufficio Internazionale per l'Infanzia». Oggi quel mondo è sparito. Destra e sinistra viaggiano unite e il punto d'intesa si riassume in un logoro slogan liberista: «troppo Stato». Non è la critica anarchica al principio di autorità, ma la rivendicazione di una sconcia «libertà» che tuteli manipoli di privilegiati a spese della giustizia sociale. La crisi che attraversiamo, ci spiegano, infatti, è figlia dei nostri errori. Un sistema sanitario al limite della decenza fa all'economia danni più seri di quelli causati dall'attacco terroristico alle Twin Towers e Obama è avvisato: se la crisi metterà in ginocchio gli Usa, sarà perché importa dall'Italia quell'idea di riforma sociale che ci sta rovinando. In un loro libro a quattro mani, Grandi illusioni. Ragionando sull'Italia, Giuliano Amato, ideologo del craxismo, e lo storico Andrea Graziosi, l'hanno teorizzato proprio in questi giorni di spese militari senza limite, di privatizzazioni senza liberalizzazioni e di banchieri che si tengono i profitti e socializzano le perdite: i «diritti costosi come quelli sociali» hanno «una natura diversa dai diritti politici e civili» e non sono «perciò sempre e comunque esigibili». Un attacco portato in Italia a quella che Amato chiama «l'irrealistica ideologia dei diritti», tenuta in vita ovviamente dal «cortisone del debito pubblico» grazie al "fanatico" provincialismo dei difensori della giustizia sociale, fermi a Keynes, mentre il mondo si inchina ai disastri di Hayek. Applicato alla storia romana, questo «realismo» ideologico alla Fukuyama accollerebbe la crisi dell'impero a Menenio Agrippa e al suo celebre apologo sui diritti dei lavoratori; poiché si tratta, però, di fatti contemporanei, per quadrare i conti, non si fa cenno a Grecia, Spagna e Portogallo, alla Francia vacillante, all'Inghilterra fuori dall'euro - è ovunque colpa dei diritti? - si ignorano i moti turchi, il terremoto nordafricano, il Medio Oriente in fiamme e, per difendere i privilegi di sparute minoranze parassitarie, si riducono i diritti a una volgare «illusione» e si fa della storia la scienza dei fatti che prescinde dagli uomini e dai loro bisogni. Occorre cambiare, ci dicono i severi giudici della repubblica, ma è l'antica bandiera del rinnovamento all'italiana: si cambia tutto perché nulla cambi. Intanto, scuole, università e ospedali diventate aziende sono alla rovina e i servizi, piegati alle logiche del profitto, sono solo riserve di caccia per manager. Nella crisi di identità di un popolo di senza storia, la dottrina di Amato e Graziosi confonde le cause con gli effetti.

#Evasori #contributi #pensioni

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Altro che #ripresa i #fallimenti continuano!

m.ControLaCrisi.org - (visualizza versione completa) Altro che ripresa, i fallimenti continuano ad aumentare (23/08/13 18:05) Mentre il Governo si sciacqua la bocca con parole fantasiose sulla ripresa, in Italia sono circa 126mila le imprese che hanno in corso ad oggi una procedura concorsuale tra fallimenti e concordati preventivi. Restringendo il campo ai soli fallimenti, nel primo semestre del 2013 si sono registrate circa 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento rispetto allo scorso anno del +5,9%. E mentre aumentano i fallimenti, anche le imprese storiche fanno fatica a resistere. Per la crisi, secondo elaborazioni e stime dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Un segnale preoccupante perché dimostra come buona parte dell’economia reale se non fosse stato per la debàcle finanziaria avrebbe potuto continua ad andare avanti. Si tratta di 1 impresa storica su 4. Prima del 2008, tra le imprese con più di 50 anni di attività, il medesimo dato si fermava a 1 su 5. A livello territoriale, si registra una variazione più evidente di nuovi fallimenti in Toscana (+33,8% rispetto allo scorso anno), Calabria (+31%) e Trentino Alto Adige (+26,9%). L’incidenza dei fallimenti è più elevata in Lombardia, dove si sono iscritte tra gennaio e giugno 2013 più di 1400 procedure di fallimento (1,8 imprese su 1000; +7,5% in un anno). In più della metà dei casi, si tratta di imprese nate tra il 2000 e il 2009 (2,5 imprese su 1000). Dopo la Lombardia, Lazio e Toscana fanno rilevare il dato più alto per nuovi fallimenti in rapporto al numero di imprese attive (in entrambe le regioni 1,5 imprese su 1000 hanno iniziato la procedura di fallimento nei primi sei mesi del 2013). Tra le regioni italiane, la percentuale delle imprese storiche che hanno cessato l’attività tra il 2008 e il 2012 sale in Calabria e supera la metà delle imprese storiche (53%, circa 250 imprese), così come in Puglia (47,6%, circa 300 imprese). In Lombardia 1 impresa storica su 3 ha cessato l’attività in questi anni di crisi (più di 4200 imprese). “In questo periodo di difficoltà il Paese può ripartire da un lato valorizzando la componente giovane dell’imprenditoria attraverso il supporto alle start up innovative e dall’altro salvaguardando le imprese storiche che ne hanno determinato lo sviluppo – ha spiegato il presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza, Carlo Edoardo Vallie – per questo, compito delle istituzioni è individuare percorsi e iniziative ad hoc che sostengano il fare impresa nonostante la crisi”. Chi Siamo | Webmaster: Luciano Ferraro

mercoledì 21 agosto 2013

#18ottobre #scioperogenerale #cub

VOGLIAMO FUTURO NON PROFETI!

#scioperogenerale #18ottobre #cub






Crisi al cubo di Rubik....scassato

#18ottobre #scioperogenerale
#19ottobre #scioperosociale

La crisi è al cubo! Il 18 e il 19 tutti a Roma

Hanno utilizzato l'iimmagine del cubo di Rubik scassato per denunciare che la crisi è "arrivata al cubo" e che occorre cambiare gioco. La vera notizia di questo sciopero generale indetto per ottobre dai sindacati di base è che dopo tanto tempo, i tre sindacati maggiori hanno proclamato congiuntamente lo Sciopero Generale. Cosa ancora più interessante è il fatto che alla proclamazione dello sciopero di venerdì 18, con manifestazione a Roma si articola la mobilitazione indetta dai movimenti sociali per sabato 19. Un processo questo di incontri e discussioni preparato da mesi fra le varie soggettività che dimostra come non sia poi così tanto vero che non si muova nulla in questo paese. Quello che manca semmai è la capacità di mettere insieme i tanti conflitti ambientali e sul lavoro su un piano di mobilitazione generale. "Lo sciopero generale - si legge nella pagina che lancia la manifestazione - e' stato indetto dall'Unione Sindacale di Base (USB), dalla CUB e dalla Confederazione Cobas. A queste tre sigle si è già aggiunta l'USI e il 3 settembre si svolgerà una riunione anche con altri sindacati di base ed indipendenti (sono state invitate e molte hanno già dato la loro disponibilità, l'Unicobas, lo Snater, il SiCobas, l'Usi, lo Slaicobas, il SIAE, il Cat). Noi auspichiamo e pensiamo che tutte queste sigle faranno proprie le ragioni dello sciopero ed insieme potremo organizzare le mobilitazioni che si svolgeranno ad ottobre." Ma la mobilitazione non finirà solo nella giornata di venerdì 18 ottobre. Un'altra manifestazione cisarà il 19 ottobre indetta dai movimenti sociali. "Entrò la metà di settembre - si legge ancora su face book- si svolgeranno altre riunioni sia tra sindacati, sia insieme ai movimenti che si mobiliteranno in quei giorni, da quelli del diritto all'abitare e alla casa, a quelli dellacqua pubblica e dei beni comuni, al No Tav, al No Muos e a tutti quei movimenti che stanno operando nel sociale e nei territori.In questi incontri si decideranno le modalità della mobilitazione, delle manifestazioni e dello sciopero.Inoltre si discuteranno tutte le tematiche organizzative, comprese quelle relative ai mezzi di trasporto per facilitare l'arrivo a Roma in occasione della manifestazione legata alo SCIOPERO GENERALE."Al più presto, quindi, forniremo tutte le informazioni. Per partecipate al Gruppo FB sullo sciopero generale e allargate al massimo l'informazione segnaliamo questo linkhttps://www.facebook.com/groups/1376514245910943/