Visualizzazione post con etichetta #19ottobre #scioperosociale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #19ottobre #scioperosociale. Mostra tutti i post

domenica 29 settembre 2013

#Taranto #Ilva l ' #inquinamento rende #sterili

Una coppia su quattro a Taranto è sterile: i dati sull’aumento dell’infertilità sono l’ultima circostanza che viene addebitata dagli esperti all’inquinamento prodotto nell’area a ridosso dell’Ilva. L’ennesimo allarme sui rischi per la salute collegati all’insediamento siderurgico arriva da un convegno organizzato dagli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Taranto e Brindisi nella città dei due mari. Oltre al dato sull’infertilità di coppia, dalla stessa ricerca è emerso anche che il 26% delle donne è in menopausa precoce. «I dati sugli effetti dannosi dell’inquinamento che incidono sull’infertilità sono allarmanti. Urge istituire un osservatorio epidemiologico», ha detto la ginecologa Raffaella Depalo, dell’Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana del Policlinico di Bari. «In uno studio che abbiamo presentato l’anno scorso al congresso della Società europea di embriologia – ha aggiunto la dottoressa Depalo – abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l’ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita follicolare e la maturazione ovocitaria». Ma il grido di allarme degli esperti non si esaurisce qui: «Anche se l’Ilva dovesse spegnersi in questo momento – ha sottolineato Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell’Associazione internazionale Medici per l’ambiente nel corso del convegno ‘Salute, Ambiente, Lavoro nella città dell’acciaiò – i tarantini continueranno a pagare conseguenze sanitarie almeno per le prossime tre generazioni, per cui è urgente chiudere i rubinetti dell’inquinamento prima di pensare a qualsiasi altra cosa». «L’area a caldo – ha proseguito Di Ciaula – continuerà a produrre una quantità impressionante di inquinanti nonostante le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale». Per il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto Cosimo Nume «il primo modo per risolvere il problema è affrontarlo, conoscerlo, e cercare le soluzioni. Non siamo qui – ha aggiunto – per fare allarmismo, ma ci dobbiamo muovere. Sono a confronto tutti i medici d’Italia perchè Taranto, attraverso la conoscenza seria e rispettosa delle regole della scienza, arrivi a non subire oltre l’insulto di malattie gravi».

domenica 15 settembre 2013

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO #Roma #sportello #antisfratto

COMUNICATO E AVVISO - PER PUBBLICAZIONE, DIFFUSIONE, grazie (Sportello antisfratti e adesione alla lista con riunione tecnica e avvocati convenzionati con USICONS a disposizione, MERCOLEDI' 18/9 DALLE 16 ALLE 18, IN VIA PITIGLIANO 6 ZONA PORTUENSE TRULLO E VENERDI' 20/9 16 - 18)  e mail usicons.roma@gmail.com     Aderiamo alla LISTA ANTISFRATTI dell’XI Municipio (ex XV) Autorganizziamoci e mobilitiamoci: - PER IL DIRITTO ALL’ABITARE - per impedire gli SFRATTI Ater - per chiedere sanatorie e dilazioni nei pagamenti UNITI CON L’USICONS SI PUO’ ... Il grosso successo dell’Assemblea organizzata dall’USICONS contro gli sfratti il 12 settembre 2013,con oltre un centinaio di presenze, ha portato alla costituzione di una lista ANTISFRATTI del Trullo e alla richiesta di incontro con l’Assessore alla Casa e la Commissione consiliare di Roma Capitale ... e all’apertura presso il centro servizi di Via Pitigliano 6,di uno sportello antisfratto con gli avvocati convenzionati disponibili ad incontrare i cittadini e a rispondere alle diffide (a prezzi agevolati per gli iscritti all’Associazione e/o alla Lista) nei giorni di: MERCOLEDI’ 18 e VENERDI’ 20 dalle 16 alle 18 L’USICONS invita i cittadini ad autorganizzarsi e aderire alla lista antisfratti, per organizzare al più presto una manifestazione in Campidoglio … Il 18 OTTOBRE 2013 SCIOPERO GENERALE CATEGORIE PUBBLICHE E PRIVATE PROCLAMATO DA COBAS, CUB, USB, USI, manif. nazionale a Roma dalle 9.30 da Piazza Esedra a San Giovanni IL 19 OTTOBRE 2013 DA PIAZZA SAN GIOVANNI MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER IL DIRITTO ALL'ABITARE, PER IL REDDITO E I DIRITTI SOCIALI...    SPORTELLO USICONS onlus TRULLO/PORTUENSE in Via PITIGLIANO 6 - CENTRO SERVIZI E CAF Telefono 0664494301 - Email: usicons.roma@gmail.com a Piazza Mosca 50 – punto info lavoro/diritti (giovedì 18.30 – 20) Sede legale USICONS onlus: Largo Veratti 25 – 00146 Roma fax 06/77201444 sito: www.usicons.it - pagina FB: USICONS     -- Hai ricevuto questo messaggio perché sei iscritto al gruppo "assembleaautoconvocata" di Google Gruppi. Per annullare l'iscrizione a questo gruppo e non ricevere più i suoi messaggi, invia un'email a assembleaautoconvocataromana+unsubscribe@googlegroups.com. Per ulteriori opzioni, visita https://groups.google.com/groups/opt_out.

venerdì 13 settembre 2013

#Papa #Francesco conquista #centrisociali e #notav

Papa Francesco conquista i No Tav e i centri sociali

Papa Francesco conquista il cuore degli antagonisti e dell'ala dura No Tav. Sono due gli episodi che confermano l'inusuale apertura della sinistra radicale al Vaticano, normalmente annoverato tra le istituzioni più lontane e “nemiche” dalle battaglie condotte dai movimenti sociali. Il primo è la lettera che i militanti del centro sociale romano Intifada, zona Tiburtina, hanno inviato in questi giorni a Papa Bergoglio: “Vi rivolgiamo innanzitutto i nostri saluti e Vi esprimiamo l'ammirazione e il rispetto che ha suscitato in noi l'operato che Voi state svolgendo in questo breve periodo che è trascorso da quando siete stato chiamato alla Vostra funzione pastorale. Le Vostre dichiarazioni, i gesti che avete compiuto sino ad oggi, hanno ridestato la nostra attenzione nei confronti dell'operato della Chiesa, dal quale ci sentivamo estranei e lontani”. Gli attivisti dell'Intifada si spingono oltre e invitano il nuovo Pontefice a visitare la struttura che si trova nella periferia della Capitale: "La semplicità e la naturalezza con le quali Voi avete affrontato tematiche controverse della vita - prosegue la lettera - quali la solidarietà, i diritti civili e infine, la guerra, ci hanno spinto a ricercare un incontro con Vostra Santità”. Parole lievi e colme di entusiasmo che non erano mai state pronunciate dagli esponenti dei centri sociali. A destare intenso interesse, spiegano nella missiva, sono state le azioni pastorali di Papa Francesco nei primi sei mesi del pontificato. Il riferimento è molto probabilmente alla visita a Lampedusa e alle dure parole contro la guerra in Siria, ma anche al recente invito ad aprire i conventi ai rifugiati. Gesti che secondo l'Intifada hanno riempito “un vuoto di valori e di riferimenti culturali”. Ecco allora l'invito a visitare il centro sociale, un incontro che secondo gli autori della lettera deve essere aperto a “credenti e non credenti”. Allo stesso modo sorprendono le righe finali di un durissimo comunicato dei No Tav, pubblicato in seguito all'ennesimo sabotaggio di un'azienda operante nella Val Di Susa. Dopo la richiesta dei sindaci della valle che chiedevano un incontro con il governo per discutere apertamente della Torino-Lione, richiesta andata a vuoto, e mentre ormai le azioni dei No Tav vengono bollate da politica e magistratura come “terrorismo”, la parte più oltranzista del movimento valsusino spiega che nel silenzio delle istituzioni soltanto la Chiesa sembra aver compreso davvero la necessità del dialogo tra la valle e l'esecutivo: “Ci sembra altrettanto significativo rimarcare, come per l’ennesima guerra che questo sistema sta mettendo in moto, la Chiesa si mostri più all’altezza dei tempi della Politica secolarizzata. Non essendo dei baciapile (come quei giornalisti e politici che parlano del Tav come di un nuovo Messia) possiamo ben dirlo: un’istituzione da noi molto lontana è almeno in grado di cogliere la crisi, non solo di sistema ma di civiltà, che stiamo attraversando. Crisi di cui il Tav è un’esemplificazione chiara e concreta. Appunto perché in gioco non c’è solo un treno”. L'allusione va sicuramente alle parole pronunciate ieri dal cardinale Bagnasco, rispondendo a una domanda sull'alta velocità nella Val di Susa: “Credo che un'ulteriore riflessione onesta e il più possibile oggettiva del rapporto tra bene particolare e bene generale sia opportuna per tutti e a tutti i livelli".

giovedì 12 settembre 2013

#inflazione #stangata +237€

Inflazione, a famiglia stangata da +237 euro rispetto al 2012. Codacons: "E' peggio dell'Imu"

"Secondo i dati definitivi resi noti oggi dall'Istat, l'inflazione ad agosto non cala all'1,1% come risultava dalla stima provvisoria, ma resta stabile all'1,2% su base annua". "E' una pessima notizia", dichiara il codacons."In pratica - commenta l'associazione dei consumatori- nonostante l'ulteriore crollo della domanda dovuto al periodo di ferie ed il rallentamento dei prezzi dei carburanti (benzina -2,1%, gasolio -2,8% su base annua), che hanno ricominciato ad impennarsi solo per il controesodo di agosto, ossia dopo il 21 del mese, ultima data di rilevazione dell'Istat, l'inflazione non scende". "Una dimostrazione del fatto che in Italia non c'è concorrenza e che il Governo dovrebbe combattere gli oligopoli e fare le liberalizzazioni - dice il Codacons - inoltre le famiglie devono confrontarsi con l'aumento del carrello della spesa che è rincarato dell'1,7%, ben al di sopra dell'indice generale». "Tradotto in cifre, -calcola l'associazione- l'aumento dell'1,7% significa, in termini di aumento del costo della vita, che una famiglia media di 3 persone, per la sola spesa di tutti i giorni, spenderà 237 euro in più rispetto ad un anno fa. Si tratta - sottolinea ancora il Codacons - di una stangata superiore all'Imu sulla prima casa abolita nei giorni scorsi dal Governo e pari, in media, a 225 euro". "L'inflazione, insomma, colpendo ricchi e poveri, continua a impoverire il ceto medio molto più della riduzione delle tasse fatta finora - afferma ancora il Codacons- è vitale che il Governo comprenda al più presto che il rinvio definitivo dell'aumento Iva, pur essendo essenziale, non è il traguardo finale ma solo un primo passo a cui dovrebbero seguirne molti altri se si vuole ridare capacità di spesa alle famiglie e rilanciare, così, i consumi. Se l'Iva aumentasse -conclude il Codacons- ci sarebbe, a regime, un aumento dei prezzi dello 0,6% ed una stangata aggiuntiva, per una famiglia di 3 persone, pari a 209 euro, sempre se non vi saranno arrotondamenti e speculazioni".

martedì 10 settembre 2013

Anche l ' #Ocse smentisce i #politici #italiani

Anche l’Ocse smentisce i politici Italiani!

Letta ieri sosteneva che la ripresa era ormai alla portata per il paese ed è stato puntualmente smentito. Infatti il Pil nel secondo trimestre ha avuto un incremento dello 0.5% nei paesi dell’area Ocse (0,3% per l’area euro), mentre in Italia invece si è registrato un peggioramento dello 0,2%, nonostante ciò i giornalisti lecca culo sottolineano che comunque si tratta di un dato molto migliore del -0,6% del periodo precedente. Al di la della solita figura da pagliaccio del politico italiano di turno, questi dati contano poco per coloro che continuano a perdere ogni giorno il posto di lavoro e che sono sempre più ridotti in miseria. La crescita del Pil è un dato che interessa solo i padroni! L’eventuale crescita di questa economia non coincide con il miglioramento delle condizioni di vita degli operai! L’unico modo per otenere dei miglioramenti sostanziali è la fine di questo sistema il resto sono solo chiacchere di pagliacci al soldo del capitale!

#economia di carta e #giornalisti #asserviti

Economia di Carta e giornalisti asserviti.

I giornalisti asserviti proprio non vogliono dire che l’economia liberale non è più capace di andare avanti dopo aver mostrato negli ultimi anni tutti i suoi limiti. Ogni giorno le borse sbandano di fronte ad una qualsiasi notizia internazionale, oggi la notizia di un possibile coinvolgimento delle forze occidentali nel conflitto siriano ha fatto crollare le borse di tutto il mondo. Sul fronte Italiano la fragilità finanziaria è così forte che sono sufficienti due parole relative ad una sola persona che potrebbe far nascere una crisi del governo e determinare così un’impennata dello Spread fra rendimento italiano e quello tedesco dei titoli di stato. I giornalisti intanto distraggono milioni di italiani facendogli credere che il vero problema è l’imu sulla prima casa o meno quando invece ad ogni impennata dello spread corrisponde una cifra ben più elevata di tutti gli introiti derivanti dall’Imu e che sempre ricade con i suoi costi sulle famiglie. La notizia di oggi relativa alla siria corredata delle minacce circa la possibilità di un eventuale terza guerra mondiale in caso di intervento di Stati uniti o Inghilterra fa andare le borse a picco, ma in realtà significa che il capitalismo è pronto ancora una volta a riequilibrarsi attraverso una guerra. Questo è il momento di giusto per iniziare a combattere il capitalismo prima che questo imponga di combattere per lui.

#Napoli #cariche #polizia a chi voleva #parlare con il ministro #Orlando

Napoli, scontri tra polizia e manifestanti durante la visita di Orlando.

Doveva essere pubblico, ma al dibattito dal titolo “La forza del Pd per il paese” organizzato nel circolo Ilva di Bagnoli a Napoli, ai rappresentanti di centri sociali e comitati della zona e dell’area nord di Napoli che volevano incontrare il ministro all’ambiente Andrea Orlando non è stato concesso di partecipare. Solo dopo unacarica della polizia all’esterno dell’area che ospitava l’evento, i manifestanti hanno ottenuto un breve incontro con il ministro, al quale hanno potuto spiegare i loro timori rispetto non solo alla mancata bonifica dell’ex area eternit, ma anche alla costruzione di un nuovo inceneritore a Giugliano, in provincia di Napoli. “Sulla questione dell’inceneritore – ha detto uno degli attivisti – il ministro ha detto che è disposto ad aprire un tavolo tecnico al quale potranno partecipare anche tecnici di parte dei comitati. Dobbiamo verificare se ci ha detto la verità perché continuiamo a non fidarci, visto anche l’accoglienza che abbiamo avuto”

sabato 7 settembre 2013

#rioccupato #communiaresiste è #tornatosubito

Communia è tornata all'ex Fonderie Bastianelli.

Del resto l'avevamo detto: torniamo subito! ..a bussare alle porte di chi crede di poter trasformare un quartiere storico di questa città nell'ennesima occasione di profitto. Lo avevamo dichiarato il 16 agosto, dopo lo sgombero delle ex fonderie Bastianelli. Lo abbiamo ripetuto il 28 con un corteo di centinaia di cittadini e cittadine che ha animato le strade di San Lorenzo dimostrando di sapersi difendere ed organizzare contro la speculazione. E ieri, aspettando il corteo di oggi (ore 16 Piazza dell'Immacolata), abbiamo riaperto le porte di Sharewood, l'aula studio di Communia. Uno spazio che per 4 mesi ha rappresentato un percorso contro la crisi e di mutuo soccorso dove centinaia di studenti e precari hanno tessuto una rete di servizi per rispondere a una crisi sempre più aggressiva. Alzare oggi la serranda di Sharewood non è un atto nostalgico. Oggi questa serranda aperta è l'occhio vigile di un quartiere che non è disposto a tollerare profitti garantiti e diritti negati. La Libera Repubblica di San Lorenzo dimostra oggi che gli speculatori in questo quartiere non avranno vita facile. Un'azione che interroga la politica e che vuole riaprire una discussione con i cittadini sul progetto urbano San Lorenzo, a partire dalle Ex Fonderie Bastianelli. Abbiamo gli occhi ben aperti!
Communia R-Esiste e ritorna! Omnia Sunt Communia

venerdì 6 settembre 2013

Consumati dalla #crisi gli #italiani cambiano #vita

Sboom economico. Coop: E’ un’Italia che non mangia più.
Consumati dalla crisi, gli italiani cambiano vita. Il rapporto Coop 2013 segnala una mutazione antropologica della popolazione costretta a risparmiare su tutto. Il crollo della spesa per mangiare ci riporta agli anni Sessanta. Da buon reggiano, senza troppo infierire, quasi con simpatia, Marco Pedroni, il nuovo presidente di Coop Italia – dopo un quarto di secolo di «regno» di Vincenzo Tassinari – ha qualcosa da dire al presidente del Consiglio. A questo, il nipote di Gianni, e a quelli che verranno dopo di lui. «L’Italia è in recessione – sorride bonariamente – checché ne dica Enrico Letta che mi è anche simpatico. Le cifre in nostro possesso non autorizzano nessun ottimismo per il prossimo futuro. Restano i dati duri della riduzione del potere d’acquisto, della contrazione dell’occupazione, di una distribuzione del reddito sfavorevole per i ceti popolari e per una parte importante delle classi medie. Infatti, nonostante veniamo da anni di flessioni molto elevate, la ripresa dei consumi alimentari e non alimentari non ci sarà: la stima Coop per il prossimo anno è di un ulteriore -0,5% nel food e -6,1% nel non food su base 2013 già in significativa contrazione». Insomma, chi vede la luce fuori dal tunnel o ha le allucinazioni o sta barando. «Senza un’azione di governo a sostegno della domanda interna – dice Pedroni – e un forte impegno degli operatori economici più importanti, a partire dalle banche, chiamati a sostenere le famiglie, non ci sarà una ripresa significativa del paese. Aumentare l’Iva, come realizzare qualsiasi altro provvedimento fiscale non selettivo, sarebbe un errore molto grave». Non per sostituirsi all’illustre nipote, ma la ricetta del presidente di Coop Italia sembra un programma di governo: redistribuzione a favore dei più deboli, taglio delle spese militari, lotta all’evasione e rilancio delle liberalizzazioni (farmaci e benzina). Consumo ergo sum L’ennesima analisi di economia politica (o viceversa), in questi tempi di crisi strutturale e forse irreversibile, di solito viene suffragata da una serie di cifre piuttosto fredde che possono anche dire molto – come la disoccupazione al 12% – ma che non rendono l’idea di come siano cambiate le vite delle persone in carne e ossa. Potrà anche dispiacere a qualche anticapitalista dall’approccio un po’ vintage, ma è solo sbirciando tra i nostri consumi che si riesce a cogliere la portata di questa recessione che nel giro di pochi anni ha sconvolto le abitudini – forse anche l’aspetto e la testa – della popolazione italiana. Ecco perché è straordinariamente interessante il Rapporto Coop 2013: più che il lamento interessato di un colosso della grande distribuzione (leader sul mercato con una quota del 18,5%, 109 cooperative, 1.467 punti vendita, 55.857 dipendenti, 24,6 miliardi di fatturato e quasi 8 milioni di soci) si tratta di una delle più nitide e drammatiche fotografie della realtà. Tenuto conto che la crisi ha anche provocato qualche risvolto positivo: se consumare meno può essere la spia di un forte disagio, a volte è indice di ritrovata saggezza. Meno alcolici, fumo e condom Si potrebbe cominciare col dire che gli italiani si fanno meno, o peggio, la barba (nel 2013 sono crollate del 22,7% le vendite di lamette) oppure sogghignare sottolineando l’unico dato in controtendenza insieme alla vendita degli smartphone: +6,4% per il «sexual entertainment» e +8% per il Viagra (si sbircia nel carrello della spesa e ci si accorge che si fa l’amore diversamente: in due anni sono stati venduti 3,6 milioni di preservativi in meno). E continuare con la débacle del vino: -4% nell’ultimo anno (-5% per i superalcolici). O delle sigarette: -14%, come si fumava nel 1973. E aggiungere che gli italiani stanno rinunciando anche a piccoli e più salutari piaceri: il comparto caffè-the-cacao in sei anni è crollato del 21%. Meglio andare con ordine, perché il rapporto è una miniera di piccole e grandi informazioni che andrebbero indagate una per una. Se la contrazione della capacità di consumo è stata violenta, in Italia ormai ci sono persone che non ce la fanno proprio più: 3 milioni di famiglie (12,3% della popolazione) «non riescono a permettersi un pasto proteico ogni due giorni». E ci sono 9 milioni di italiani, aggiunge Enrico Migliavacca, vicepresidente Ancc-Coop, «che non possono sostenere una spesa imprevista di 800 euro». Rinunce scontate a parte – il 25% della popolazione fa spesso a meno dell’automobile, il 23% non compra abiti nuovi e 4 milioni di persone in meno sono partite per le vacanze – la nuova povertà ha spinto la spesa alimentare ai livelli degli anni Sessanta (-14% negli ultimi sei anni). La spesa pro capite in euro per nutrirsi si attesta sui 2.400 euro (nel 1971 si spendeva di più). Segno meno per tutti i prodotti freschi tranne che per la carne di pollo (+14%), con un clamoroso boom di «prodotti benessere» nel comparto degli alimentari confezionati (+18,6%). Tendenza che forse spiega anche la virtuosa crescita del biologico (+17% rispetto al 2011) e il «ritorno alla terra»: 1,3 milioni di italiani hanno cominciato a piantarsi zucchine e melanzane sul balcone. Vegetariani ma per forza. È in crescita anche il cibo etnico (+6,4%). L’ansia da risparmio La crisi non risparmia neppure i più piccoli, è la fine della retorica secondo cui ai bambini non si fa mancare nulla: -4% nel comparto pannolini, biberon, ciucci, alimenti e creme, e addirittura -11% in biscotti e cereali. È la spia del fatto che le famiglie concentrano l’ansia da risparmio soprattutto nell’ambito privato (lavande vaginali -18,1% e carta igienica -9,3%). Eccezioni a parte, insieme all’alimentare crolla tutto: è una tragedia per l’abbigliamento e le calzature, così come per i giornali e i libri. Delle automobili già si sa: -10% nel 2013 ma -50% rispetto al 2007. «Immobili ma iperconnessi», sintetizza il rapporto: ci si sposta, si esce e si viaggia sempre meno (meno vacanze, meno cinema, meno ristoranti e più televisione) ma si resta sempre più incollati alla rete, con una enorme crescita delle vendite on line: +41% solo per l’abbigliamento. Solo in un terreno gli italiani non retrocedono di un euro, i giochi: scommesse e lotterie varie hanno succhiato 100 miliardi di euro solo nel 2013. In questo contesto i numeri di Coop Italia non possono che essere negativi, anche per le previsioni sul 2014. La versione integrale del Rapporto Coop 2013 è scaricabile sul sito www-e-coop.it.

#18ottobre #scioperogenerale #19ottobre #scioperosociale

#19ottobre #scioperosociale

Costruiamo l’assedio all’austerity e alla precarietà.

Verso la sollevazione generale del 19 ottobre Assemblea di movimento – sabato 28 settembre h 10 @ Università La Sapienza.

Roma Ogni giorno, migliaia di persone lottano in questo paese. Per arrivare a fine mese, difendere il diritto ad un tetto, affermare la propria dignità, difendere territori e beni comuni da devastazioni e saccheggi. Si tratta, il più delle volte, di percorsi separati che non riescono a tradursi in un discorso generale. Intendiamo rovesciare l’isolamento delle singole lotte e la precarietà delle nostre esistenze, per dare vita a una giornata di lotta che rilanci un autunno di conflitto nel nostro paese, contro l’austerity e la precarietà impostaci dall’alto da una governance europea e mondiale sempre più asservita agli interessi feroci della finanza, delle banche, dei potenti. Il 19 ottobre vogliamo dare vita ad una sollevazione generale. Una giornata di lotta aperta, che si generalizzi incrociando i percorsi, mettendo fianco a fianco giovani precari ed esodati, sfrattati, occupanti, senza casa e migranti, studenti e rifugiati, no tav e cassintegrati, chiunque si batte per affermare i propri diritti e per la difesa dei territori. Uniti contro le prospettive di impoverimento e sfruttamento imbastite dalla troika e dall’obbedienza di un governo tecnico che, tra decreti del “Fare” e “Service Tax”, favorisce i ricchi per togliere ancora di più ai poveri: barattando l’Imu con nuovi tagli alla spesa ed una nuova aggressione al diritto alla casa e all’abitare; favorendo la speculazione edilizia, il consumo di suolo e i processi di valorizzazione utili alla rendita, mentre vi sono centinaia di migliaia di case sfitte; delegando i servizi e il welfare ad una governance locale che, per far quadrare i conti aumenterà le tasse e produrrà ancora tagli e privatizzazioni. Tutto questo mentre preparano una nuova guerra “umanitaria” dalle conseguenze incalcolabili. Contro questo orizzonte di miseria, intendiamo costruire una grande manifestazione di massa che ponga con forza la questione del reddito e del diritto all’abitare, per questo vogliamo l’immediato blocco degli sfratti, il recupero del patrimonio pubblico e la tutela della ricchezza collettiva e comune, anche per combattere la precarietà e la precarizzazione generale delle condizioni di vita e del lavoro che ci stanno sempre più imponendo. La manifestazione del 19 ottobre giungerà al culmine di una settimana di mobilitazioni, dentro e fuori il paese: il 12 ottobre, con una giornata di lotta a difesa dei territori, contro le privatizzazione dei servizi pubblici e la distruzione dei beni comuni e mobilitazioni diffuseper il diritto all'abitare; il 15, con azione dislocate nelle città per uno sciopero sociale indetto dall’agenda dei movimenti trans-nazionali; il 18 con una manifestazione congiunta dei sindacati di base e conflittuali. Vogliamo rovesciare il ricatto della precarietà e dell’austerity in processo di riappropriazione collettiva. Per rilanciare un movimento che affermi l’unica grande opera che ci interessa: casa, reddito e dignità per tutte e tutti!

sabato 31 agosto 2013

#m5s #Grillo e la questione #prosciutto

E ora Grillo attacca il prosciutto!

Beppe Grillo dice di essere «stanco di essere gandhiano» e chiede al movimento 5 stelle di scendere in piazza nel prossimo autunno per difendere la Costituzione. Ormai l'esternazione è quotidiana da parte del leader pentastellato. Che ieri dal suo blog è tornato di nuovo a sparare a zero contro tutto e tutti, senza salvare nemmeno il prosciutto di Parma e il parmigiano reggiano, due eccellenze della gastronomia italiana messe in pericolo, a suo dire, dall'accensione dell'inceneritore di Parma, lo stesso che Grillo aveva giurato ai suoi elettori che non sarebbe mai stato usato. «Chi mangerà prosciutto e parmigiano alla diossina?» ha chiesto ieri il leader attirandosi le critiche dei produttori e del ministro dell'Agricoltura De Girolamo. Ma è meglio andare con ordine. «Io sono stanco di essere gandhiano, di osservare leggi fatte per favorire i delinquenti», scrive Grillo sul blog. «Dietro il M5S ci sono nove milioni di voti, ma questi, che hanno occupato ogni posto di potere, se ne sbattono i coglioni», prosegue il capo lamentandosi perché alla Camera e al Senato il suo movimento non viene perso in considerazione da nessuno visto che tutte le proposte avanzate finora sarebbero state ignorate. «Prendo atto che noi non esistiamo - prosegue - che ogni legge partorita da loro , in particolare quella elettorale, è contro di noi e per la loro sopravvivenza». Poi rivendica di aver proposto l'abolizione del Porcellum e di essere stato ignorato. Salvo poi sposarlo in pieno e chiedere da settimane di andare al voto proprio con la legge elettorale che tanto diceva di detestare. «Sono stanco di farmi prendere per il culo da questi incapaci, spocchiosi, intellettualmente depravati che hanno distrutto l'Italia. Sono stanco, ma di quella stanchezza che matura l'incazzatura formidabile», prosegue con toni minacciosi. Senza far mancare le accuse nei confronti del Colle. «La coppia Violante&Napolitano ha forse trovato il cavillo mancante per salvare un pregiudicato con il rinvio della legge Severino alla Corte Costituzionale». Da qui l'invito al popolo 5 stelle a scendere in piazza, fatta sempre sul blog dai gruppi di Camera e Senato. Non si fanno date, ma l'invito è di manifestare in autunno contro «il trappolone» starebbero preparando a danno della Costituzione. «Il 6 settembre inizierà alla Camera la discussione sulla modifica dell'articolo 139 della Costituzione, l'articolo cassaforte che stabilisce come si cambia la nostra Carta - scrivono i parlamentari stellati -. Tre giorni dopo, il 9, si voterà e poi di corsa in discussione al Senato: in quattro e quattr'otto, perché c'è urgenza di presidenzialismo». L'ultima esternazione della giornata Grillo la riserva al prosciutto di Parma e al parmigiano reggiano. E rischia di mettere in difficoltà un settore che fattura complessivamente 3,5 miliardi di euro. Dopo l'accensione dell'inceneritore, dice , Pd e Pdl «esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley». E ancora: «Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L'inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti». Parole che fanno infuriare il presidente del Consorzio parmigiano reggiano, Giuseppe Alai: «Spiace davvero questa azione di terrorismo nei confronti dei nostri consumatori» dice, mentre il ministro dell'Agricoltura De Girolamo definisce «un incosciente» il leader del M5S.

venerdì 30 agosto 2013

#banche #strozzini #mutui

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA ATTAC ITALIA

Cassa Depositi e Prestiti, il babbo natale delle banche!

Tra il 2006 e il 2011, il valore dei mutui ipotecari era di 55 miliardi di euro annui. Tale valore è sceso a 26 miliardi nel 2012, paralizzando di fatto il mercato immobiliare. Con l'approvazione in questi giorni del nuovo «piano casa» da parte del Governo, scende in campo ancora una volta la Cassa Depositi e Prestiti, che con uno stanziamento di 4 miliardi di euro interverrà per favorire l'erogazione di mutui alle famiglie. Il vizio di fondo del ragionamento sta nella determinazione della causa della paralisi del mercato immobiliare, che, essendo dovuta, secondo il Governo, alla scarsa disponibilità di liquidità delle banche, necessita di una forte iniezione di carburante da parte di Cassa Depositi e Prestiti. Peccato che con le operazioni di rifinanziamento da parte della Banca Centrale Europea tra fine 2011 e fine 2012, le banche dell'eurozona siano state già rifocillate con ben 1000 miliardi di euro e che questi fondi (con interessi all'1%), invece di essere utilizzati per riaprire i rubinetti del credito siano serviti all'acquisto dei titoli di stato (con interessi al 6%) permettendo alle banche un enorme, facile e sicuro guadagno. La verità è che oggi le banche italiane, pur potendo finanziarsi sui mercati, preferiscono non farlo, creando la paralisi del sistema creditizio al preciso scopo di far intervenire il «babbo natale» della situazione : Cassa Depositi e Prestiti, ovvero il risparmio postale dei cittadini. È quanto succede da tempo sia per quanto riguarda le piccole e medie imprese (Pmi), sia per quanto riguarda gli aiuti alle popolazioni vittime del terremoto: sui giornali leggiamo che Cdp eroga aiuti alle une e alle altre. Quello che di fatto avviene è che Cdp eroga aiuti a tasso basso di interesse alle banche, le quali girano gli aiuti a tasso di interesse più alto ai destinatari, realizzando profitti da una semplice e garantita partita di giro. Con il nuovo «piano casa», i mutui concessi dalle banche per l'acquisto della casa avranno la garanzia di Cassa Depositi e Prestiti, la quale potrà anche acquistare obbligazioni bancarie nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione di crediti derivanti da mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali. Detta in altri termini, le banche potranno liberarsi dei vecchi prestiti, trasformandoli in prodotti finanziari dei quali Cdp garantirà l'acquisto. Su scala enormemente ridotta, è lo stesso processo che ha innescato negli Stati uniti la crisi dei mutui subprime nel 2007-2008. Il nodo di fondo è tuttavia un altro. Il mercato immobiliare nel nostro paese non è bloccato per una vera o presunta crisi di liquidità delle banche; è fermo perché le politiche di austerità dei governi di «larghe intese e stretto consenso» hanno drasticamente ridotto le capacità di reddito e di acquisto delle famiglie, oltre ad aver reso «non bancabili» milioni di nuovi disoccupati e precari. E non saranno certo i 200 milioni -bontà loro- previsti dal suddetto piano per rendere più sostenibili gli oneri del mutuo e dell'affitto a risolvere il problema. Che da qualunque parte lo si prenda riporta al medesimo nodo di fondo: la società deve essere messa a disposizione della finanza o quest'ultima deve servire alla società? Se vale la seconda, alcune misure di rivoluzionario buon senso diventano sempre più ineludibili: il controllo dei capitali finanziari, la riappropriazione sociale della Cassa Depositi e Prestiti, la nascita di una banca pubblica per gli investimenti, la fuoriuscita dalle politiche di austerità. In una parola, la democrazia. *Attac Italia

giovedì 29 agosto 2013

#imu #inquilini #servicetax

#imu #inquilini #servicetax
L’Imu “cambia nome e destinatario”: Service tax, a carico degli gli inquilini. 1000 euro l’anno!

Il governo abolisce l’Imu. Erano tutti in attesa, anzi a sperare in quest’annullamento, eppure il risultato ottenuto non è dei migliori. O meglio, il governo ha abolito l’Imu ai proprietari, ma ha pensato bene, semplicemente, di cambiare nome alla tassa e spostarne il pagamento agli inquilini. Una vera beffa!Come sempre a essere favoriti dunque sono i proprietari. Un film già visto e proprio di recente nel diritto alla casa, lo abbiamo visto con la tanto pubblicizzata cedolare secca, che di fatto ha solo diminuito le tasse ai proprietari, ma sono gli inquilini invece ad essersi trovati a dover sostenere affitti esosi e, come è noto, senza avere i soldi a disposizione.A quanto pare anche in quel caso è valsa a poco la mobilitazione dell’Unione Inquilini che si è fatta avanti anche nella persona di Walter De Cesaris, Segretario Nazionale Unione Inquilini, che chiedeva la necessità di favorire gli inquilini, veri bisognosi, e non i proprietari. Oggi dunque ci risiamo, cambia il tema ma la sostanza è sempre la stessa. Perché? L’abolizione dell’Imu ai proprietari mette in mutande gli inquilini. Sono loro infatti, secondo il piano casa, a dover pagare la service tax, una tassa che travolgerà più di 3.000.000 di inquilini.Massimo, cosa provocherà dunque questa tassa a carico degli inquilini? L’idea che ne emerge nell’immediato è che i proprietari saranno i favoriti, e gli inquilini invece non avranno soldi da sborsare.“Una stangata media da circa 1000 euro (da una nostra stima prudenziale) – ha dichiarato Walter De Cesaris, Segretario Nazionale Unione Inquilini - rischia di abbattersi a partire dal prossimo anno sugli inquilini. Non è ancora chiaro nei dettagli il meccanismo, ma è evidente che, a partire dal 2014, saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa che, di fatto, anche negli importi, sostituirà sostanzialmente l’intera IMU oggi pagata dai proprietari”. Rispolveriamo i dati necessari a presentare il quadro della situazione attuale: l’80% degli inquilini ha un reddito lordo che non arriva a 30 mila euro (fonte Banca d’Italia). Oggi il 90% delle circa 70.000 sentenze annue di sfratto sono per morosità (fonte ministero interno). In Italia sono 650 mila le famiglie che hanno diritto ad una casa popolare avendone i requisiti certificati dai Comuni.La Service Tax dunque non è altro che uno “spostamento di pagamento di tassa”, dalla proprietà agli inquilini. Anche sulle case invendute c’è il taglio dell’Imu. Un regalo ai costruttori? L’ennesimo tentativo per favorire la speculazione edilizia? a qaunto pare sì. Arriva anche un “contentino”: “Un intervento di rifinanziamento sul fondo sociale per gli affitti per le famiglie in difficoltà (l’1,5% del costo dell’intero provvedimento sull’IMU) - spiega Walter De Cesaris - Ricordiamo che lo stanziamento statale del fondo sociale per gli affitti 15 anni fa, in una situazione economica e sociale del tutto differente da oggi, era 5 volte superiore. Oggi siamo alla mancia. Consideriamo una importante affermazione della mobilitazione di questi anni, dai picchetti anti sfratto, alle mobilitazioni nelle città, alle ripetute denunce, che per la prima volta in un provvedimento statale si assuma il problema degli sfratti per morosità. Anche in questo caso – aggiunge il Segretario - il governo, però, ha deciso di intervenire, con una misura tampone: l’introduzione di un altro fondo sociale, finanziato, tra l’altro, in maniera del tutto inadeguata, con 40 milioni di euro, insomma spiccioli.

mercoledì 28 agosto 2013

#consumatori in piazza il #18settembre


Consumatori in piazza il 18 settembre sotto Montecitorio

Consumatori in piazza il 18 settembre per chiedere ''misure urgenti in grado di dare ossigeno alle famiglie''. Sono sette le associazioni dei consumatori (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori) che terranno un presidio a Montecitorio per ''richiamare il Governo alle proprie responsabilita'''. La crisi economica in cui versano le famiglie, purtroppo, sottolineano in una nota congiunta le associazioni dei consumatori, ''e' sempre piu' grave ed allarmante. Dai consumi all'occupazione, dal potere di acquisto all'indebitamento, non vi e' un minimo segnale di ripresa''. Per questo, rilevano, ''e' urgente che il Governo intervenga immediatamente, per dare risposte concrete ai cittadini, soprattutto mirate al rilancio della domanda di mercato, alla crescita economica ed alla ripresa occupazionale. Il Paese ha urgente bisogno dell'avvio di strategie di uscita dalla deleteria spirale depressiva che ormai da anni attanaglia l'intera economia''. L'appuntamento e' fissato quindi per il 18 settembre alle 10.30 a Montecitorio.

#precari #lavoro #cooperative #spettacolo

#precari #lavoro #cooperative #spettacolo

Mai più morti sotto il palco!

Pensiamo sia ora e tempo di aprire un ragionamento ampio su tutto quello che concerne il settore dello spettacolo: troppo spesso all'occhio dei tanti osservatori disattenti considerato un mestiere difficile da incasellare negli standard lavorativi, da etichettare in un settore specifico; troppo spesso considerato un hobby. Forse per questo, o più probabilmente per un chiara volontà di non affrontare concretamente tutte le contraddizioni che si vivono all'interno di questo mondo, oggi siamo costretti a parlare ancora di sicurezza per gli operai dello spettacolo. A distanza di mesi dagli incidenti mortali che hanno creato un caos mediatico, ancora nulla si è mosso, e i turni illimitati continuano, le condizioni di lavoro non cambiano. Proprio per questo crediamo sia fondamentale costruire un percorso che punti ad una proposta articolata e studiata che permetta a chi mette anima e cuore ogni giorno sui palchi di poterlo fare in sicurezza. Una proposta che non solo definisca i termini contrattuali che vengono proposti, ma che sappia sviscerare i nodi delle ore lavorative,del numero di personale, dell'organizzazione del cantiere, della manutenzione del materiale utilizzato. Una proposta adatta al tempo di crisi, che vada oltre alla semplice giornata lavorativa, che affronti il settore dello spettacolo non più come un settore fantasma; che ragioni dunque su una proposta nuova di reddito minimo garantito per chi vive in uno stato di perenne precarietà e incertezza sul piano economico, che permatta di stabilizzare le proprie vite e di non cedere a ricatti ogni giorno più presenti. Ci viene naturale perciò sottoscrivere la petizione online proposta da Paola Armellini, la madre di Matteo, rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, perchè crediamo sia parli proprio di tutto questo.

#vittoria #facchini #logistica #Orbassano #Torino


Prima vittoria per i lavoratori della logistica del magazzino Battaglio.

Oggi, 27 agosto, si è temporaneamente conclusa la battaglia dei lavoratori della "Food Service", una cooperativa che si occupa della logistica per l'azienda di distribuzione frutta Battaglio presso il magazzino all'interporto di Orbassano (Torino). I lavoratori, prevalentemente magazzinieri, avevano dichiarato lo stato di agitazione il 7 agosto a causa della mancata applicazione del contratto nazionale della logistica. Affiancati dal sindacato Si COBAS, i lavoratori si sono organizzati e hanno chiesto un incontro per attuare l'applicazione dei seguenti punti: - attuazione del CCNL della Logistica (compresi tredicesima, quattordicesima, Rol, ex festività, pagati al 100%) - garanzia di mantenimento di tutti i livelli occupazionali esistenti e rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato - pagamento di tutte le ore ordinarie e straordinarie - applicazione delle norme di sicurezza - un atteggiamento rispettoso nei confronti dei lavoratori - trasformazione dei contratti part-time in full time - l'assunzione dei lavoratori delle agenzie interinali nella "Food Service" - riconoscimento dell'organizzazione sindacale A distanza di quasi un mese, non avendo ancora ottenuto nè un confronto con la cooperativa nè ottenuto quelli che sono i diritti e le condizioni di lavoro minime che i lavoratori avevano rivendicato, hanno cominciato questa mattina alle ore 4.30 a picchettare i due ingressi della Battaglio. Tutti i carichi, prima solo in uscita, poi anche in entrata, sono stati bloccati da circa ottanta lavoratori. Il tavolo di trattativa si è aperto solo attorno alle 15, dopo l'intervento delle forze dell'ordine in cui due camionette di carabinieri in anti sommossa, oltre a cinque volanti e la digos, hanno prima cercato di scortare a passo d'uomo uno dei bilici bloccati all'interno della Battaglio, poi hanno proceduto a rimuovere con l forza i lavoratori che si erano sdraiati davanti ai tir. Tre sono stati i contusi, di cui una lavoratrice portata in pronto soccorso. Al tavolo della trattativa, oltre alla delegazione dei lavoratori, erano presenti il presidente della cooperativa, che ha dimostrato solo incompetenza nei suoi interventi, e il proprietario dell'azienda Battaglio. Dopo quasi tre ore di discussione e di continuazione del picchetto, Battaglio ha ceduto e oltre all'applicazione del contratto nazionale della logistica da attuare al 100% entro il 31 dicembre, ha aumentato lo stipendio dei lavoratori di 1.25 euro l'ora già dello stipendio di agosto. Nonostante la soddisfazione di aver vinto la battaglia, i lavoratori hanno ricordato al padrone che sono comunque sempre pronti e lottare nel caso in cui non avvenga l'applicazione reale dei punti concordati in trattativa.

martedì 27 agosto 2013

#18ottobre #scioperogenerale #19ottobre #scioperosociale

TUTTI INSIEME FACCIAMO PAURA!

#precari #sanità 68% è #donna


Sanità, il 68% dei precari è donna.

Sono oltre 35 mila i lavoratori precari che prestano servizio all'interno del Servizio sanitario nazionale. Di questi, 23 mila fanno parte del personale non dirigente, 7.200 sono medici, 1.063 dirigenti non medici e 702 sono classificati come 'altro personale'. A lavorare con contratti a tempo all'interno di ospedali e aziende sanitarie sono soprattutto le donne (24.159), circa il 68% del totale (35.188). E' quanto emerge dall'analisi del Conto annuale 2011 della Ragioneria generale dello Stato. Secondo la rilevazione della Regioneria generale dello Stato, la maggior parte delle unità in lavoro flessibile è a tempo determinato: 29.545 operatori di cui 20.758 tra il personale non dirigente, 7.240 medici, 933 dirigenti non medici e 611 che figurano come 'altro personale'. Tra il personale non dirigente ad avere contratti di lavoro a termine sono soprattutto le donne: ben 14.945 su 20.758. Una differenza che si assottiglia un po' tra i medici. I camici rosa precari sono infatti 4.207 su 7.240. Le Regioni dove lavorano più precari in sanità (a tempo determinato) sono: Lombardia (4.016); Sicilia (3.185); Lazio (2.062); Emilia Romagna (1.626); Puglia (1.398); Marche (1.056). In valore assoluto la maggior parte dei precari (30.362) lavora nelle Asl e negli ospedali. Oltre 1600 precari prestano invece servizio all'interno degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e 1.469 nei Policlinici universitari.

#precari #fastweb #delocalizzazione

#precari #fastweb #delocalizzazione #selvaggia #dldelare

Call center, 100 posti a rischio. Accuse a Fastweb: “Delocalizzazione selvaggia” I lavoratori di E.Care, controllata da Alfio Marchini, protestano a Milano dopo la rottura di un contratto. Non per un calo degli affari, secondo i sindacati, ma per trasferire il servizio all'estero.
Il gruppo di telecomunicazioni al momento tace.
Piccoli problemi di pronuncia, accenti esotici, qualche inevitabile errore grammaticale. La vostra richiesta di informazioni sul piano tariffario o sul canone tv è appena stata esaudita a Tirana, a Bucarest o in Argentina. Succede da tempo che le grandi aziende spostino il loro servizio di assistenza clienti all’estero per abbattere i costi del lavoro. La crisi ha solo accresciuto il fenomeno. Tutti o quasi i grandi call center lavorano anche fuori dall’Italia: numerosi operatori di Vodafone, Wind o Sky rispondono in realtà da Romania e Albania. L’ultimo caso in ordine di tempo potrebbe essere quello di Fastweb. E’ quanto temono e denunciano i lavoratori di E-Care, una delle società che gestisce il customer care, il servizio di telefonia dell’azienda di telecomunicazioni. E-Care è controllata da Alfio Marchini, ex candidato sindaco e attuale consigliere comunale a Roma, una quota rilevante è in mano al gruppo Caltagirone. Nei giorni scorsi l’annuncio di 150 esuberi nel sito di Milano. Motivo: da settembre Fastweb, una delle principali società committenti, ha intenzione di terminare il contratto con E-Care. Come sempre accade, persa la commessa d’oro vanno via i lavoratori. Negli scorsi giorni gli incontri con le parti sociali sono riuscite a limitare i danni: l’ultimo accordo prevede un prosieguo, seppur minore, della collaborazione tra Fastweb e E-Care. I posti di lavoro a rischio, al momento, sono un centinaio circa. La domanda però rimane: perché il gruppo delle telecomunicazioni vuole liberarsi della commessa? L’ipotesi dei lavoratori E-Care è precisa e l’hanno riportata in un comunicato firmato da tutte le organizzazioni sindacali: “Le motivazioni sono da ricondursi non alla mancanza di lavoro” scrivono “ma alla selvaggia competizione del mercato che porta anche allo spostamento delle attività dall’Italia verso l’estero”. Nel documento si parla di “delocalizzazioni selvagge delle attività all’estero in nome solo del profitto”. I lavoratori hanno chiesto spiegazioni a Fastweb, “ma non hanno voluto rispondere” spiega Antonella Berardocco, dipendente e rappresentante sindacale di E-Care. “A noi il dubbio rimane” aggiunge “Non sarebbe la prima volta che ci viene tolta una commessa per spostare l’attività fuori dai confini”. Anche ilfattoquotidiano.it ha chiesto chiarfimenti a Fastweb che, per il momento, non ha fornito risposte. “La trattativa va avanti, abbiamo raggiunto un discreto risultato: molti licenziamenti sono stati scongiurati” dice Riccardo Saccone, coordinatore nazionale delle telecomunicazioni per la Cgil. “Certo, il problema delle delocalizzazioni c’è ed è grande come una casa in Italia. Non ci sono prove che Fastweb non voglia muoversi in quella direzione, per fortuna ora le aziende sono almeno obbligate a darne notizia al ministero”. Poco più di un anno fa la stessa Fastweb ha dato vita a una maxi operazione di esternalizzazione delle attività di customer care. Con il servizio di call center sono stati ceduti anche 700 lavoratori. Centoventi sono finiti al colosso cinese Huawei, la maggior parte, poco meno di 600, a Visiant Contact. E’ tra le società leader nel settore call center, con migliaia di dipendenti, in Italia e all’estero. Lavoratori di otto diverse città sono stati trasferiti ad una nuova società con pochi giorni di preavviso, tramite un fax. E tutto sommato è andata bene: quella volta lavoro e salari non hanno preso il volo per un altro paese.