Protesta Alcoa marcia su Cagliari. Arriva la cig
Due giorni di mobilitazione dei lavoratori Alcoa attorno al nodo della cassaintegrazione in deroga. La protesta è partita ieri con il blocco della statale 130 all'altezza di Siliqua, porta d'accesso alla pedemontana che collega il Sulcis al capoluogo sardo. A Cagliari gli operai si sono ritrovati in presidio davanti al palazzo regionale in viale Trento dove la tensione è sfociata in una sassaiola che ha visto ferito un agente della digos. Sottratosi all'incontro con gli operai nella giornata precedente il presidente Ugo Cappellacci ha oggi dato appuntamento per domani ai manifestanti i quali, ricevendo rassicurazioni su un accordo sulla Cig sia dalla maggioranza che dai gruppi di minoranza, hanno deciso di sospendere il presidio in viale Trento che si era protratto per tutta la notte. Domani mattina i rappresentanti dei lavoratori incontreranno anche l’Assessore al Lavoro Mariano Contu per discutere i dettagli della leggina sulla cig, la quale prevederebbe il reperimento di risorse per 42 milioni di euro di cui 30 mila per l'anno in corso da destinare alla sicurezza sugli ammortizzatori sociali.
Ancora una volta la crisi del tessuto industriale sulcitano ripropone alcune invarianze della vertenza Alcoa. Il ruolo dei sindacati replica lo schema paradossale della richiesta di garanzie alla stessa classe politica corresponsabile del disastro socio economico cui dovrebbe porre rimedio. Si naviga a vista con un assistenzialismo che prende sempre più la forma di un sussidio di sopravvivenza senza alcun progetto di prospettiva, avanzando di provvedimento in provvedimento fino al successivo punto di saturazione. Lo slogan “lavoro, lavoro, lavoro” scandito dagli operai Alcoa ci parla in effetti della tragica mancanza di reddito per un territorio devastato. L’operaio Maurizio Porcu ha dichiarato infatti di essere «disposto a fare anche il giardiniere, l’importante è lavorare, ho due figli da sfamare».
Nel Sulcis le lotte, partendo dalle rigidità feconde che ancora riescono a esprimersi nelle lotte di questi giorni, per organizzare il territorio si trovano nella necessità di attivare altre leve oltre le categorie del lavoro, le quali, soprattutto in questa regione devastata, scontano una residualità imposta da una crisi di lungo corso.

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