L 'Anpi rompe col 12 ottobre? Smuraglia, presidente Anpi dice di essere stato escluso ma teme la valenza politica della manifestazine in difesa della Costituzione
Mal di pancia nell'Anpi, almeno ai suoi vertici, sulla manifestazione del 12 ottobre. L'associazione nazionale dei partigiani non figura tra i promotori, né tra le adesioni e si teme che il suo presidente Smuraglia, atteso a Genova il 2 ottobre per il lancio in città della battaglia per la piena attuazione della Costituzione, possa dare forfait. Loro dicono di essere stati esclusi dalle decisioni ma sembra che la presidenza dell'Anpi sia preoccupata dal fatto che la manifestazione metta all'angolo il principale artefice delle forzature istituzionali: il partito di Letta e Napolitano. Domani la decisione definitiva. «Dopo l'avvio felice (la bella manifestazione di Bologna del 2 giugno) di una campagna contro gli attuali progetti di riforma costituzionale non si è proseguito - scrive Smuraglia ai suoi - sulla strada intrapresa, che era di massima condivisione fra le associazioni aderenti e di impegno su un tema specifico, ben definito, sul quale ci sarà molto da fare, magari fino al referendum». A far storcere il naso a Smuraglia sono stati i titoli estivi della stampa che «ha parlato di intento squisitamente politico, della volontà di creare un movimento o un partito alternativo, a sinistra, e così via. Tutte cose che, ovviamente, non ci apparterrebbero, per definizione, anche se di per sé legittime. Ma sarebbe improprio lasciarsi coinvolgere e strumentalizzare, anche se i temi che vengono indicati (Costituzione, diritti) sono anche i nostri». Eppure i promotori (da Rodotà a don Ciotti, da Landini a Zagrebelsky, Carlassarre ecc...) si sgolano a dire che in fondo alla "Via Maestra", titolo del corteo del 12, non ci sarà un partito ma uno spazio. «Si deciderà, in modo definitivo, nella riunione di Segreteria del 25 - ma intanto, vogliamo che sia chiaro a tutti che l'obiettivo di difendere la Costituzione da ogni assalto (da qualunque parte provenga) è stato, da sempre, per l'ANPI, prioritario, ma senza confusioni», ricorda Smuraglia nella lettera interna. «Quanto alla manifestazione di Roma, non sta all'ANPI organizzare la partecipazione, non essendo stata coinvolta nella decisione e nelle modalità; per cui, quand'anche vi fosse l'adesione, non vi sarebbero motivi per mobilitare le nostre organizzazioni, restando fermo che ognuno può recarsi dove e quando vuole (non a nome dell'ANPI se non espressamente autorizzato o delegato)». Smuraglia lamenta l'esclusione da parte dei promotori nonostante le ripetute richieste di chiarimento, e di aver saputo solo a cose fatte delle convocazioni di un'assemblea e di una manifestazione. «E' tutto cambiato. Si parla non solo dei temi del 2 giugno, ma anche dell'attuazione della Costituzione, dei diritti, del lavoro - ricapitola un'altra missiva interna dell'Anpi - tant'è che sia per l'intonazione diversa, sia per varie firme politiche apparse sotto gli appelli, sia per una campagna diffusa da qualche giornale, tutti si convincono che si stia preparando, più che una manifestazione che faccia seguito a quella di Bologna, una manifestazione squisitamente politica, diretta alla progressiva creazione di "un'altra sinistra" (partito o movimento, non importa). Alcuni dei partecipanti smentiscono che questa sia l'intenzione, ma in termini tali da suscitare ulteriori perplessità, non solo in noi, ma in tutta la stampa. L'assemblea aperta a Roma si caratterizza per essere tutta collocata in un'area facilmente identificabile. Su tutto questo l'ANPI non viene interpellata». «A questo punto - si legge ancora - l'ANPI dovrebbe aderire a qualcosa che non è "sua", a cui non ha contribuito e che rischia di mettere in difficoltà proprio la sua identità». Che forse, in questo momento storico, è troppo schiacciata sul Pd, artefice delle manomissioni istituzionali e della messa in atto dei diktat della Troika.
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