venerdì 20 settembre 2013








Conti pubblici, l'Ue impone l'aumento dell'Iva, ma non si può dire!
Governo sempre più impantanato nel Vietnam di Iva e Imu. Mentre lo scontro tra Pd e Pdl sembra farsi più minaccioso dopola soluzione della cosiddetta “decadenza”, ecco che l'Europa fa sapere che non ci fara' sconti. Se il rapporto fra deficit e Pil dovesse essere confermato al 3,1% "dovranno essere decise delle misure per rispettare gli impegni". La Commissione non fa cenno a quali interventi si rendono necessari per arrivare all'obiettivo perche' configurerebbe l'ingerenza negli affari interni di un Paese e questo tipo di intervento e' espressamente vietato dai trattati dell'Unione. Tranne poi inviare il “commissario politico”Rehn a verificare che sia tutto in ordine e che non si parli di patrimoniale, che a questo punto rappresenta l’unica vera via d’uscita dal gorgo. Anche perché, come sottolinea il presidente della Confcommercio Sangalli, "gli effetti recessivi dell'aumento dell'Iva sono un dato certo. Per questo, da tempo e con analisi circostanziate, ribadiamo che la priorita' e' quella di far ripartire la domanda interna che, per investimenti e consumi, rappresenta l'80% del Pil".

Rehn, il commissario politico Ue venuto a Roma a controllare
Il “ministro del Tesoro” Ue durante la sua visita a Roma di due giorni fa ha parlato esplicitamente di aumento dell’Iva. Inoltre, forse non casualmente, gli uffici della Commissione hanno pubblicato uno studio da cui emerge una situazione di evasione record sull'Iva in Italia. A fare da sponda all'interno del governo e' il ministro Saccomanni che minaccia le dimissioni se, a partire dell'1 ottobre, non ci sara' l'aumento dell'Iva o qualche misura equivalente che possa compensare la perdita. Lo stesso Saccomani, però, come ha ricordato lui stesso nell'audizione tenutasi il 2 maggio scorso a Commissioni riunite, l'uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo dovrebbe consentire al nostro Paese di dedurre i cofinanziamenti interni dall'utilizzo dei fondi strutturali. Grazie al fatto di aver centrato questo obbiettivo, l'Italia dovrebbe avere a disposizione tra i 10 e i 12 miliardi di euro all'anno in piu'. Che fine ha fatto quel dossier?

Ue pronta a riparire la procedura di infrazione
Bruxelles conferma di aver ottenuto "rassicurazioni" sul rispetto di quanto stabilito al momento di uscire dalla procedura per deficit pubblico eccessivo ma a questo punto sta cercando di condizionare pesantemente la politica da seguire. E lo fa usando tutta la forza di cui è capace. Le stesse fonti hanno specificato che nel caso in cui il deficit/Pil nel 2013 superasse quota 3% alla Commissione non resterebbe altro che riaprire la procedura di una volta definiti i conti dell'anno (cioe' nella primavera 2014). Per rendere ancora piu' incisiva l'ammonizione pubblica uno studio da cui risulta che con oltre 36 miliardi persi nel 2011, l'Italia e' il Paese di tutta l'Ue ad accusare il maggior divario tra le entrate attese sull'Iva e quelle effettivamente incassato. 

Evasione Iva e crisi economica
Secondo i calcoli basati sui dati Eurostat, nel 2011 in Italia erano attesi 134,7 miliardi dall'Iva, mentre ne sono stati incassati solo 98,5. Con questo divario l'Italia si piazza in testa davanti alla Francia, con un gap da 32 miliardi e che pure ha un pil piu' grande. Seguono la Germania, dove il gap e' di 26,9 miliardi, la Gran Bretagna con 19 miliardi, la Spagna con 15 miliardi e la Grecia con 9,7 miliardi. "L'ammontare dell'Iva persa e' inaccettabile", ha avvertito l'eurocommissario alla fiscalita', Algirdas Semeta. "Specialmente visto l'impatto che queste mancate entrate avrebbero a favore del risanamento dei conti". Un problema comunque generalizzato in tutta l'Ue, che secondo Bruxelles mette in rilievo sia la necessita' di combattere l'evasione fiscale sia quella di riformare l'intero sistema dell'Iva. Nessuno degli illustri professoroni, però, si fa venire il sospetto che forse questi dati strabilianti hanno a che vedere con la crisi economica e il restringimento del credito. "Spetta agli Stati nazionali decidere i livelli dell'Iva", ha detto la portavoce del commissario alla fiscalita', Emer Traynor, tuttavia su questo capitolo il miglioramento delle entrate, oltre che per eventuali incrementi dell'aliquota, dipende "da una combinazione di fattori tra cui c'e' ovviamente anche la lotta all'evasione". I riflessi arrivano in Italia dove salgono i toni della polemica. Per il sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta, in questo momento c'e' il 50% di possibilita' di scongiurar l'aumento ma solo se si considera l'Iva in una "partita complessiva". Baretta non ha escluso che le risorse per scongiurare vengano trovate modificando le soluzioni sull'Imu.

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