martedì 3 settembre 2013





L'ennesimo 'patto tra produttori': Confindustria scrive e i sindacati firmano







E’ da un po’ che il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, firmano documenti all’indirizzo del governo. E ogni volta arriva la risposta positiva, seguita però dall’indifferenza totale. Ogni volta il cosiddetto “accordo unitario” viene salutato come una “grande svolta”. E ogni volta produce, però, lo zero assoluto.


Le parti sociali non riescono a trovare, detta in breve, la sponda politica. E ogni provvedimento dell’esecutivo è segnato inevitabilmente dalla loro assenza. Possono dire solo sì o no. Era così con Berlusconi. E’ stato così con Monti. E continua ad essere così con Letta. Anzi, con il centrodestra qualcosa veniva concordato, anche se nella tanto odiata forma dell’accordo separato. L’ultima dimostrazione di un vero e proprio dialogo tra sordi l’abbiamo avuta con il provvedimento su Imu e pubblica amministrazione e, prima ancora, con il decreto sul lavoro per i giovani.


All'inseguimento della politica

Oggi siamo all’ennesimo tentativo di recuperare una situazione di confronto che, sinceramente, ha ben poco da dire. Tutti i soggetti coinvolti sembrano inadeguati rispetto alla crudezza raggiunta dalla crisi. Il Governo per precise ragioni politiche. Le parti sociali perché innanzitutto non fanno il loro mestiere, che è quello di costruire vertenze, e anche perché sembrano incartate nell’inseguimento di una politica che ha dato ampiamente prova di essere affaccendata in tutt'altri campi.


"Dobbiamo far sentire tutta la nostra pressione"

In un contesto come questo, le parti sociali hanno sottoscritto ieri a Genova un documento condiviso che nelle intenzioni dovrebbe contenere le priorità per la crescita del paese in vista della legge di stabilità. Secondo Squinzi e i tre leader confederali, che hanno preso parte a un dibattito alla Festa nazionale del Pd, le priorità sono fisco, politica industriale e ammodernamento della pubblica amministrazione. Squinzi ha colto l’occasione per lanciare un "un appello forte all'esecutivo": "Dobbiamo far sentire tutta la nostra pressione su questo governo perchè si vada nella direzione di realizzare questi punti del documento". Per Susanna Camusso "e' necessario cambiare passo. Non dobbiamo piu' essere prigionieri del dibattito - sostiene la leader Cgil - ma avere una strategia per il Paese". Sorprende che nel documento non si faccia il minimo cenno alla legge sulla rappresentanza. 


Manca praticamente tutto, soprattutto i precari

Davvero, le parti sociali pensano di cavarsela con l’accordo del 31 maggio? E non è solo questo il punto ignorato dal testo, davvero segnato eccessivamente dalla “penna” di Confindustria. Non si parla delle delocalizzazioni , per esempio. E della drammatica situazione di chi si trova in cassa integrazione. Per non citare la situazione del precariato nella pubblica amministrazione. E’ già superato? Eppure il tema è tutto nella partita del confronto con il Governo ed entra a pieno titolo nella “razionalizzazione” della spesa pubblica sollevata in uno degli ultimi punti del documento firmato ieri. Non è razionalizzare mettere in squadra menti giovani e preparate? Si preferisce, invece, mettere l’accento sui tagli impostati con il criterio del “costo standard”. Una vera e propria tagliola per tutti quei “centri di spesa” che sono lontani dalla media e che quindi pagheranno ancora con "tagli lineari" nella sostanza. Inutile dire che il “costo standard”, cavallo di battaglia di Confindustria, non farà che aggravare la situazione dei precari nella pubblica amministrazione. Il resto del documento è tutto sul fisco. E anche qui, a parte il passaggio sul costo del lavoro e sulla decontribuzione, vengono sciorinate in bella mostra tutte le tesi degli imprenditori. Non una riga invece sulla spesa pubblica come fattore della ripresa e solo un cenno striminzito sulla lotta all’evasione.


Il sindacato? Passate un'altra volta

L’autunno caldo è alle porte. E la disperazione che connota la condizione di precari, lavoratori e pensionati potrebbe trasformarsi in una arrabbiatura molto seria. Anche perché in questi mesi niente e nessuno ha dato una adeguata rappresenzione alle loro istanze. Si è sempre parlato di crisi della politica, anche se alle ultime elezioni un segnale, non colto, è arrivato. Ora dobbiamo fare i conti con una evidente crisi del sindacato, rimasto imbottigliato tra la rivendicazione sociale, dimenticata, e la rivendicazione di un ruolo politico che non gli viene più riconosciuto. Auguri, c’è la crisi.

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