Crisi Europa, per Standard & Poor's c'è il rischio di perdere una generazione.
L'Europa rischia una "generazione perduta". L'allarme e' di Moritz Kraemer, responsabile dei rating sovrani di Standard & Poor's, secondo cui nonostante il miglioramento della situazione economica, nel vecchio continente il tasso di disoccupazione giovanile resta drammaticamente alto. Si conferma, quindi, una timida uscita dalla crisi ma senza un reale miglioramento dell’occupazione, ovvero una “crescita senza occupazione”. In generale, ha osservato l'economista durante un seminario a margine dei lavori del Fondo monetario internazionale, "l'economia europea resta ancora lontana dai livelli precedenti alla crisi" sebbene la situazione sia in via di miglioramento, soprattutto sul fronte del deficit. Il mercato del lavoro pero' e' ancora fermo e mediamente il Pil e' inferiore del 3% rispetto a prima, con punte piu' elevate nei Paesi periferici. Anche l'Unione bancaria e' ancora di la' da venire. Per questo Kraemer insiste sulla necessita' di non perdere lo slancio per le riforme e di portare avanti politiche fiscali in grado di sostenere la crescita senza mettere in dubbio i piani di risanamento dei conti nel medio-lungo periodo. Guai ad abbassare la guardia: "la crisi", avverte, "non e' finita". Per quanto riguarda l’Italia "molto resta da fare" in termini di riforme e rilancio dell'economia. "Il fatto che il Governo sia rimasto al suo posto", ha osservato l'economista, "e' apprezzabile, ma da solo non risolve i problemi del Paese" per il quale "restano rischi al ribasso", nonostante la situazione "si stia un po' stabilizzando".
Sulla situazione dell’occupazione in Italia arrivano i dati della Cisl. Il numero delle ore di Cig autorizzate nei primi nove mesi dell'anno corrisponde a ''oltre 500.000 lavoratori equivalenti, ma il numero effettivo e' assai superiore, dicono all'Osservatorio su Cig e Occupazione del dipartimento industria della Cisl secondo il quale sono 187.000 i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. Anche i dati Istat sull'occupazione mostrano difficolta' profonda. Nel secondo trimestre 2013 abbiamo perso 585.000 posti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto nel Mezzogiorno. La diminuzione continua a riguardare soprattutto i giovani e la fascia 35-49 anni, mentre continuano a crescere gli occupati con almeno 50 anni, a causa della forzata permanenza al lavoro dovuta alle nuove regole pensionistiche".

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