Roma, Marino chiude progetti sociali e poi promette di riaprirli
Al sindaco Marino tocca ora gestire i veleni del patto di stabilità che il senatore Marino ha votato. La protesta degli operatori
Non è un giorno qualunque quello scelto dagli operatori sociali romani per manifestare in Campidoglio. Giornata mondiale della povertà, il 17 ottobre, e gli operatori del sociale e del volontariato, per la prima volta tutti insieme, si sono mobilitati per chiedere misure di contrasto effettive per la povertà che aumenta sempre più nel nostro paese e in Europa, per chiedere un welfare dei diritti e dignità sociale mentre la legge di stabilità ha stabilito ulteriori tagli alle già magre risorse e il Campidoglio segue a ruota il governo nella corsa all'austerità. Il sindaco Marino deve gestire adesso i frutti avvelenati del patto di stabilità che anche il senatore Marino aveva entusiasticamente votato ignorando la possibilità che un voto meno allegro avrebbe almeno consentito un referendum popolare sulla costituzionalizzazione della macelleria sociale.
Due-trecento, tra lavoratori e utenti - il Social Pride - hanno contestato dunque la spending review, contro «politiche nazionali e di prossimità assolutamente inadeguate alla crisi, per il mancato rinnovo dei servizi di welfare municipali, per il sostegno del lavoro sociale e del volontariato». La situazione delle politiche e interventi sociali nella città è insostenibile, per i cittadini, gli occupati e le organizzazioni del terzo settore che rischiano la chiusura. Intanto cominciano a chiudere i servizi senza nemmeno il preavviso da parte delle istituzioni, chiudono servizi per anziani fragili, per madri detenute, laboratori per bambini, progetti per la disabilità e altre tipologie di disagio sociale. I sindacati del comparto sono assolutamente afoni e la ricaduta occupazionale si aggira intorno alle mille unità. Il paradosso è che gli operatori che perdono il posto si trasformano in potenziali utenti di ipotetici servizi come il segretariato sociale per i disoccupati o per i poveri.
Il Social Pride in buona parte è lo stesso tessuto di sigle che aveva aperto una consistente linea di credito nei confronti del nuovo sindaco al punto da spaccare il mondo di provenienza spacciando l'idea che Marino fosse una rottura a sinistra del Pd. Dopo cento giorni senza neppure la "luna di miele" tra il nuovo sindaco e la città, il terzo settore romano si trova sulla scalinata del Campidoglio a chiedere immediata discontinuità, prassi di partecipazione con il coinvolgimento diretto dei Municipi, delle forze sociali, dei movimenti, delle cooperative, delle associazioni, del volontariato e dei cittadini. «Vogliamo costruire un percorso innovativo di costruzione di politiche pubbliche dal basso e partecipate in grado di contrastare la deriva verticistica oggi dominante. Contro la povertà, per un welfare dei diritti, no all'elemosina», recita la chiamata della manifestazione su una piattaforma che chiede risorse sufficienti per la continuità dei servizi, trasparenza nell'approvazione del bilancio, il rispetto dei principi del decentramento, che le politiche sociali non siano vincolate dal patto di stabilità, un tavolo cittadino per la definizione trasparente e partecipata delle politiche sociali di Roma Capitale. Una delegazione viene chiamata nell'ufficio del gabinetto del sindaco e torna poco dopo con la promessa di un impegno politico a rifinanziare i progetti e la certezza che tutto ciò dipenderà dai trasferimenti del governo a Roma Capitale. Pare che il sindaco abbia dato un consiglio al Pride: «Andate a protestare sotto il Parlamento».
La situazione è particolarmente drammatica perché il Piano Regolatore Sociale dal 1° ottobre non ha più copertura finanziaria. Nel IV municipio, sull'asse della via Tiburtina, operatori sociali e anziani si sono autoconvocati l'8 ottobre nell'aula consiliare del Municipio a fronte di una gravissima crisi che mette in discussione il futuro del sistema di servizi e progetti previsti. Una situazione derivata dai gravissimi ritardi con cui Roma Capitale sta provvedendo a varare il bilancio 2013: ad oggi mancano le risorse necessarie per gli interventi e i progetti sociali previsti dai vari piani regolatori sociale dei quindici Municipi di Roma e ad oggi non sono ancora arrivati ai municipi nemmeno i fondi per coprire i servizi essenziali.
Il Campidoglio ha un buco di oltre 800 milioni, frutto delle scellerate scelte dell' amministrazione Alemanno, ma per gli operatori anche il successore del podestà non ha un piano per il welfare di prossimità e i nodi del patto di stabilità, preteso dal Pd, stanno drammaticamente venendo al pettine. «Abbiamo timore che la cultura politica e le competenze di chi oggi occupa alcuni degli assessorati chiave di Roma Capitale non siano all'altezza di comprendere la Città reale - hanno detto gli occupanti del IV° - testimoniando una concezione del sociale economicista, centralista e assistenzialista, lontana anni luce dal previsto e mai attuato decentramento amministrativo e non in grado di coinvolgere seriamente i cittadini e il mondo del terzo settore, i quali vivono sulla propria pelle ed hanno esperienza diretta dei vari aspetti dell'esclusione e del disagio sociale». Sempre nell'ambito della Giornata Mondiale della lotta contro la povertà Libera, Gruppo Abele e Atd con l'adesione di Roma Social Pride, Action Diritti in Movimento, Roma Capitale Sociale, hanno commemorato le vittime della miseria attorno alla Lapide posta nell'ottobre 2000 sul Sagrato dalla Basilica di San Giovanni in Laterano. Don Luigi Ciotti, presidente nazionale Gruppo Abele e Libera, ha lanciato la campagna "Miseria ladra", promossa da Libera e Gruppo Abele, ricordando che «Nove milioni e mezzo di italiani vivono con meno di 506 euro al mese. La povertà dovrebbe essere dichiarata illegale».
A questi si sommano 4 milioni e 814 mila persone che si trovano addirittura in povertà assoluta, nell'indigenza. Inoltre il 7% dei minorenni italiani vive in condizione di povertà assoluta. Sono 723 mila ragazzi le cui percorsi sono stati ingiustamente interrotti, per i quali le istituzioni non offrono speranze. Un dato drammatico che colloca l'Italia al primo posto in Europa per ciò che riguarda la povertà minorile. Ma c'è anche la povertà culturale: con 6 milioni di persone analfabete, con l'Italia agli ultimi posti in Europa per abbandono scolastico. 6 famiglie su 10, in seguito alle difficoltà economiche, hanno ridotto la quantità e la qualità del carrello della spesa alimentare. Il picco si registra ancora una volta al sud, con quasi il 73%.
"Miseria Ladra" propone dieci punti concreti per affrontare il problema a livello istituzionale: ricostituzione del fondo sociale per la non autosufficienza, moratoria dei crediti di Equitalia e bancari per chi è in difficoltà, tagli alle spese militari, alle grandi opere inutili, rinegoziazione del debito pubblico, reddito minimo di cittadinanza per sostenere il lavoro, sospensione degli sfratti esecutivi, distribuzione del patrimonio immobiliare sfitto e quello requisito alla criminalità per usi sociali ed abitativi, residenza ai senza fissa dimora per garantirgli l'accesso al servizio sociosanitario.

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