mercoledì 16 ottobre 2013

#FiscalCompact e la nostra #autodeterminazione #economica

"E' il Fiscal Compact bellezza!!!"

Sembra piuttosto surreale, fuori e indietro nel tempo, il dibattito sulla Legge di Stabilità approvata ieri sera (entro mezzanotte) dal Consiglio dei Ministri. Già i tempi ci segnalano che qualcosa è cambiato. Il governo italiano, entro le 24.00 di ieri 15 ottobre, doveva obbligatoriamente far pervenire la sua proposta di Legge di Stabilità alla Commissione Europea, che adesso avrà sei settimane di tempo per decidere se va bene o non va bene, se è compatibile o no con i parametri imposti dai Trattati Europei. Solo dopo potrà essere discussa in Parlamento, ma si comprende bene che dopo l'imprimatur della Commissione Europea non sarà possibile modificare neanche l'impaginazione di questa legge fondamentale dello Stato, quella che prima – in un'altra epoca – veniva definita Legge Finanziaria. “L'assalto alla diligenza” (solita banalizzazione del Corriere della Sera) e il ruggito dei peones in Parlamento non sarà più possibile. Cosa è successo?
E' successo che è entrato in vigore il Fiscal Compact (il Trattato Fiscale) voluto e imposto dalla Bce e dalla Commissione Europea senza che il parlamento o il paese abbiano potuto dire ne “a” né “ba”. Volendo qualche gruppo parlamentare o qualche forza politica avrebbe potuto provarci, ma non ci hanno neanche provato, così come il precedente Parlamento aveva approvato senza colpo ferire (se non qualche raro parlamentare) l'obbligo dell'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione (un dettaglio che i maestri della “Via Maestra” si sono ripetutamente dimenticati di segnalare). Oggi è amaro constatare come le prime pagine dei giornali diffondano la velina di palazzo sul "messaggio rassicurante da dare al paese”. Tra virgolette compaiono i capitoli più rassicuranti delle misure varate dal governo Letta sul cuneo fiscale o sul rinvio dei tagli alla sanità.
Nessuno, ad eccezione di Federico Fubini su La Repubblica, ha ricordato come stanno le cose esattamente (più sotto ne riproduciamo l'articolo). La decostruzione della Legge di Stabilità riserva notizie fuorvianti (la riduzione del cuneo fiscale porterà in dote ai lavoratori solo tra i 10 e i 15 euro al mese) e negative, come l'accanimento contro i lavoratori pubblici, che di fatto stanno facendo da bancomat e da ammortizzatore sociale dentro la recessione. Ma ogni discussione sulla Legge di Stabilità resterà solo teorica e sulla carta fino a quando i tecnocrati della Commissione Europea non l'avranno radiografata, approvata o respinta.
Quindi per sei settimane si può solo continuare a fare congetture. Quello che manca totalmente è la riflessione o la denuncia sulle conseguenze dei Trattati europei approvati in questi ultimi tre anni. Tra questi il Fiscal Compact e il Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità) hanno stretto la corda al collo del nostro e degli altri paesi deboli dell'Unione Europea e nei prossimi mesi/anni continueranno a stringere con maggiore o minore violenza, modulando la “terapia greca” con la “terapia francese”.
E' quasi disperante il grado di omissione o sottovalutazione di questa gabbia costruita dagli apparati dell'Unione Europea sull'Europa (non sono affatto la stessa cosa). In questo senso va salutato positivamente il coraggio politico del movimento politico Ross@ che ha deciso di buttare il sasso in piccionaia avviando una campagna che chiede il referendum proprio sui Trattati Europei. La Costituzione dice che non si può fare, la complicità bipartizan Pd-PdL dice che non si può fare, i media mainstream dicono che non si può fare, banche e Confindustria dicono che non si deve fare. La realtà ci dice che si può fare perchè è stato fatto. E' stato fatto nel 1989, era un referendum di indirizzo costituzionale appaiato alle elezioni europee, è stato fatto quando tutti erano europeisti e il Trattato di Maastricht era al di là da venire. Poi ogni volta che hanno un referendum sui Trattati Europei dove questo era possibile (Danimarca, Irlanda, Francia, Olanda) ha sempre vinto il NO. E' probabilmente questa la ragione per cui vogliono impedire alla società di esprimersi sulla materia. Loro ci dicono sempre “Ce lo chiede l'Europa”, noi cominciamo a rispondere “Ce lo chiede la democrazia e il senso di uguaglianza”.

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