mercoledì 2 ottobre 2013

#Autismo #rompere il #muro di #silenzio

Autismo, a Roma per rompere il muro dell'isolamento L'appuntamento è per il 3 ottobre: un convegno internazionale - organizzato da Tutti giù per terra onlus - per fare il punto. Un esempio efficace arriva dagli Usa.
Rompere il muro dell'indifferenza, o peggio ancora quello della paura del diverso è l'obiettivo di chi si occupa di autismo. Nonostante i dati statistici sul problema non siano univoci - l'istituto superiore di sanità parla di 1 caso ogni 100/150 bambini nati -, di fatto l'incidenza sulla popolazione è cresciuta negli ultimi decenni. Che cosa sia davvero l'autismo e quali le strategie contro l'isolamento di chi ne soffre, rimane per lo più prerogativa degli esperti e delle famiglie coinvolte. Abbattere questo tabù significa invece fare politica di inclusione: un obbiettivo che si è posto anche la cooperativa sociale Tutti giù per terra onlus di Roma, organizzando un convegno internazionale, che si terrà il 3 ottobre nella sala consigliare del I Municipio della capitale. Autismi: dal bambino al giovane adulto, è il titolo dell'incontro al quale parteciperanno numerosi specialisti in materia. Lo scopo è quello di diffondere «la conoscenza dei modelli d'intervento efficaci che accompagnano il bambino/ragazzo con autismi verso l'autonomia». Numerosi gli interventi previsti, finalizzati a offrire una prospettiva ampia sulla questione, soprattutto per quello che riguarda le strategie più efficaci per accompagnare il bambino/ragazzo verso una maggiore autonomia. Il presupposto è uno: l'autismo non è un handicap di per sé escludente. Lavorare sulle diverse abilità cognitive è un modo per avvicinare chi ne soffre a tutti gli altri, offrendo una possibilità in più verso l'autonomia. Chi soffre di autismo è spesso molto intelligente e sensibile, ma ha anche abilità specifiche, che se indirizzate nel giusto percorso possono tradursi in potenziali risorse per lo stesso individuo. Anche di questo si parlerà il 3 ottobre a Roma. Ad alternarsi al microfono del convegno ci saranno il professor Michele Zappella, che affronterà il tema delle difficoltà dell'integrazione anche in ambito scolastico. Sarà poi la volta del professor Stefano Vicari, che con il dott. Giovanni Valeri - entrambi medici dell'ospedale Bambino Gesù di Roma - parleranno dell'importanza «della valutazione dell'efficacia dell'intervento e dell'approccio convalidato scientificamente e di tipo intensivo». Uno degli interventi più attesi è quello di Ronald Larsen, lo statunitense che ha ideato il metodo Teacch ed ha progettato le Shoesbox Tasks, che assomigliano a delle scatole da scarpe, anche se in realtà si tratta di un metodo pratico che interviene sulla fase di apprendimento del soggetto autistico. «Imparare ad imparare», ecco a cosa servono le scatole di Larson. Le Shoesbox «sono delle scatole di lavoro strutturato - scrive la dottoressa Fabiana Sonino della onlus Tutti giù per Terra -, che aiutano i bambini a superare le difficoltà organizzative e ad abbassare il livello di ansia da prestazione». «La progressione di sviluppo di competenze - aggiunge la Sonnino, che parlerà al convegno - include una varietà di compiti semplici, che favoriscono l'autonomia del lavoro». Un tema complesso quello dell'autismo, sul quale è necessario fare il punto, ma soprattutto è utile approfondire e divulgare la consapevolezza del problema. Migliorare la vita di chi ne soffre e di quanti gli stanno intorno deve essere il primo obiettivo. Ma nel nostro paese le politiche di inclusione non sono sufficienti: sono scarsi i centri di diagnosi e ancor di più quelli di intervento. I genitori che hanno disponibilità economica riescono ad accedere ai percorsi privati, per tutti gli altri rimane la quasi impossibilità di una soluzione. Le famiglie italiane vivono quindi un autismo di serie A e uno di serie B. E per il secondo, l'isolamento dal resto del mondo è la prospettiva più realistica. Ecco perché iniziative come quella di Tutti giù per Terra sono importanti. Abbattere il muro dell'indifferenza è la parola d'ordine.

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