giovedì 3 ottobre 2013

#Professionisti #precari

Professionisti precari

Non solo avvocati e architetti. Ci sono archivisti, traduttori, fisioterapisti, archeologi, restauratori, visuristi. Un lunghissimo elenco di mansioni diverse, eppure tutte uguali nella precarietà. E non pensate che in cambio ottengano guadagni stellari: per circa 4 milioni di questi lavoratori , una sorta di esercito culturale di riserva, il reddito medio è di 750 euro al mese. Senza considerare i problemi fiscali con regimi che cambiano di professione in professione, complicando ancora di più un mondo già di suo fin troppo frammentato. Nessuno di loro chiede il posto fisso, ma tutti sono stufi di essere storicamente considerati ai margini del lavoro tradizionale. Se n'è parlato il 3 ottobre alla conferenza d'indirizzo della Consulta del lavoro professionale per mettere insieme le tante voci (non solo di giovani) accomunate da una richiesta di aiuto perché così, davvero, non ce la fanno.
Racconta Emanuela Mercurio, promotore finanziario : "Se prendo un congedo parentale, il mio portafoglio clienti sarà affidato a qualcun altro, mi sarà revocato: c'è un disallineamento terribile tra questa professione e l'essere madre, essere donna". Teresa Trachina, praticante avvocato e, per necessità, docente precaria, sottolinea come anche il suo settore abbia ben poco di libero: "L'ordine ritarda l'accesso ai giovani perché gli conviene, fa gli esami una volta l'anno e se ne prende un altro per darti i risultati. L'autonomia è la più grande scusa per sfruttarci".
Poi c'è il mondo dei traduttori editoriali , che rientra nelle numerose figure del diritto d'autore. Un mestiere considerato come creativo le cui regole, però, risalgono agli anni Quaranta del secolo scorso. "Non abbiamo un contratto di riferimento - spiega Marina Rullo -. In sostanza, ogni volta facciamo una sorta di scrittura privata, ma in caso di maternità, malattia o infortunio non c'è tutela". "La contrapposizione tra lavoro dipendente e non dipendente non va bene, forse per la Cgil è il caso di capire che la grande distinzione oggi è solo fra chi lavora e chi vive di rendita", sostiene una sua collega, Elena Doria: "La gestione separata è una truffa insostenibile che chiede soltanto e non dà diritti, la mia generazione di 40-50enni non è stata in grado di affrontarla".
Un grido d'allarme che riguarda anche il futuro. "Mi sono fatta calcolare la pensione: ho scoperto che dopo 40 anni di versamenti prenderò 450 euro lordi", racconta Francesca Duimich, che fa la guida turistica . In altre parole, non andrà in pensione fino a quando ce la farà. Mario Davino invece è un pedagogista: "Siamo esclusi dai bandi e dai concorsi: i requisiti prevedono le lauree più disparate, addirittura scienze dell'amministrazione.
Poi c'è la conflittualità con la professione di psicologo nell'ambito educativo; e pure il problema fiscale, perché al contrario delle professioni sanitarie non abbiamo le decurtazioni". Tanti temi all'ordine del giorno, dunque, per la Consulta che prosegue i suoi lavori il 4 ottobre.

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