venerdì 4 ottobre 2013

#Russia #colpa di #pacifismo

Protestare in Russia costa caro, soprattutto quando di mezzo c'è il colosso russo Gazprom. Per Mosca tutti e 30 i militanti di Greenpeace sono pirati. La condanna arriva dura e immediata, dopo l'assalto alla piattaforma di estrazione petrolifera Prirazlomnaya, nel mare di Pechora - a nord del paese -. Per Greenpeace, che ha immediatamente lanciato l'appello #FreeTheArtic30 - firmato già da oltre 700 mila persone - per la loro liberazione, i 30 sono «colpevoli di pacifismo». La condanna per ora prevede due mesi nel carcere russo di Murmansk. Ma per alcuni di loro le cose potrebbero presto cambiare, se la magistratura russa decidesse di di prorogare la pena, alzandola fino a 15 anni. «L'accusa di pirateria è rivolta a uomini e donne il cui unico crimine è quello di avere una coscienza. Questo è assolutamente scandaloso e mina alla base i principi della protesta pacifica. Assurdo qualificare gli attivisti come pirati, vogliono solo intimidirci e farci tacere, ma non desisteremo», sono le parole di Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace International, dopo la conferma delle accuse da parte della magistratura russa. Oggi l'associazione ambientalista chiede l'immediato rilascio di tutti gli attivisti e rilancia rivendicando l'interruzione delle «trivellazioni petrolifere nell'Artico», di cui stanno distruggendo l'ecosistema. Ana Paula Alminhana, Sini Saarela, Dima Litvinov, Roman Dolgov, sono i militanti che rischiano di più, dopo l'intervento della potente Commissione investigativa russa. Ma lo stesso destino - scrivono - potrebbe abbattersi su Kieron Bryan, uno dei due freelance a bordo della nave. Agli arresti anche l'italiano Cristian D'Alessandro, che faceva parte dell'equipaggio della nave di Greenpeace Artic Sunrise, rimorchiata nel porto della città di Murmansk, dalla guardia costiera russa. Era il 18 settembre scorso. Due attivisti vengono arrestati mentre cercano di scalare la piattaforma di estrazione petrolifera Prirazlomnaya, di proprietà della Gazprom. Il giorno successivo tocca agli altri 28 dell'equipaggio di Greenpeace: la guardia costiera abborda la Artic Sunrise. Secondo l'associazione ambientalista l'operazione di polizia sarebbe illegale, perché la loro nave si trovava in acque internazionali. Per tutti gli attivisti il processo ha inizio il 26 settembre. Poco tempo dopo arriva la notizia della condanna per 22 di loro, tra cui anche D'Alessandro, in attesa di ulteriori indagini. Per gli altri bisognerà aspettare il week end. E il 2 ottobre arriva pesantissima la sentenza: «la giustizia russa ha formalmente contestato l'accusa di pirateria nei confronti di cinque dei 30 attivisti, che ora fino a 15 anni di carcere.

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